Lupi e ibridi nel Parco L’ira di Ceroni: «Danno al turismo e al territorio»
L’esponente del Pd critica il piano per inserire nella riserva gli animali catturati e presagisce grandi perdite economiche per agricoltura e allevamento
arcidosso
Lo definisce «l’ultimo colpo assestato al territorio» e un danno per il turismo. Claudio Ceroni, politico del Pd, animatore di un gruppo che da tempo lotta per convincere la Regione Toscana a fronteggiare la pesante questione dei danni provocati dai cinghiali, prende la parola contro il progetto di ospitare al Parco faunistico del Monte Amiata i lupi e gli ibridi di cane e lupo che vengono via via catturati. Un ragionamento a vasto raggio, il suo.
«Sono in arrivo lupi e ibridi da tutta la Toscana – dice – regalo forse delle aree fiorentine e della costa che aspirano ad altro e ben ricco turismo, lasciando che le zone interne e marginali continuino a pagare il costo di scelte sbagliate, compreso quella di veder sempre rimandato l’ammodernamento della strada del Cipressino».
Non solo lupi ma pure incroci tra cani e lupi, «una specie pericolosa anche per l’uomo – sostiene Ceroni – derivata dall’incrocio tra lupi e cani inselvatichiti, che secondo quanto previsto dal protocollo saranno collocati nei recinti all’interno del Parco faunistico per dare impulso al turismo e per tutelare l’allevamento».
Poi aggiunge: «Purtroppo non si vuole fare tesoro delle esperienza passate e dei risultati non certo lusinghieri che sono stati prodotti negli ultimi 30 anni dall’attività del parco, e non saranno certo gli incroci tra lupo e cane a rilanciare il turismo e l’economia del territorio che già oggi si caratterizza per declino demografico e per la cessazione di attività, in particolare quelle artigianali e dell’allevamento. L’inserimento dei lupi e degli ibridi rappresenta forse l’ultimo colpo assestato a un territorio già provato dalla chiusura degli uffici postali, dalla cessazione delle attività commerciali, dalla riduzione dei servizi sociali e sanitari, e piombato in un isolamento dovuto all’assenza di manutenzione delle strade, più adatte al transito di cinghiali e caprioli che ormai la fanno da padroni reale e concreto pericolo per le persone e per le attività agricole».
In sostanza, secondo Ceroni «si tratta di un progetto che con il lupo e l’ibrido, e più tardi forse anche con altri selvatici, determinerà grandi perdite economiche nell’agricoltura e nell’allevamento. E se muore l’agricoltura avrà il sopravvento il bosco e il territorio diventerà selvatico, danneggiando anche il turismo». Ceroni sprona tutti a essere contrari al protocollo per «opporsi a promesse e tentazioni, riflettere sulle possibili conseguenze e impedire l’abbandono dei pascoli e delle culture agricole; tutelare i nostri paesaggi che rischiano di essere trasformati da sterpaglie e rovi per fare in modo che il nostro patrimonio di biodiversità unico nel suo genere, sviluppatosi attraverso pastorizia e agricoltura rimanga intatto senza perdere le nostre radici e le prospettive future in progetti di parchi, talvolta inventati per creare nuovi luoghi selvaggi abitati dai grandi predatori». —
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