Il busto di Carmagnini sprofonda nel degrado tra incuria e erbacce
GAVORRANOA volerlo nel giardino di casa fu il padre, tormentato dalla morte del figlio neanche trentenne: il busto di Giuseppe Carmagnini si trova ancora là, in quel giardino privato a Bagno di...
GAVORRANO
A volerlo nel giardino di casa fu il padre, tormentato dalla morte del figlio neanche trentenne: il busto di Giuseppe Carmagnini si trova ancora là, in quel giardino privato a Bagno di Gavorrano, di fianco al gazebo del bar Sport. Tra pochi mesi sarà un secolo: Giuseppe Carmagnini è morto il 5 marzo 1919 a Gavorrano, dopo essere tornato ammalato dal fronte, forse vittima dell’influenza spagnola che tra 1918-1920 uccise decine di milioni di persone. «Giuseppe Carmagnini – si legge sulla targa apposta sul monumento – il padre addolorato ma orgoglioso». «Qui si risale alla storia del Bagno» dice Fioretta Bertocci, ultranovantenne, moglie di un nipote di Antonio Carmagnini. Fioretta, che nonostante gli anni ha una memoria di ferro, vive ancora nel palazzo Carmagnini, in un appartamento che si affaccia sul quel giardino: «Si parla di cent’anni fa – dice – quando qui abitava tutta la famiglia Carmagnini, quella di mio marito. Giuseppe era il fratello di mia suocera e suo padre Angelo ha avuto tre mogli e molti figli». Il palazzo Carmagnini si affacciava su quelle che un tempo erano i bagni termali di Gavorrano: le antiche terme che fino agli anni’50 si trovavano nella piazza Giuseppe di Vittorio e che avevano fatto la ricchezza del borgo. Intorno a quelle vasche si trovavano i palazzi delle famiglie che gestivano gli spogliatoi e lo spazio idrico: i Margini, i Chelli e, appunto, i Carmagnini. «Adesso è stato tutto venduto e spezzettato – dice Fioretta – ma il monumento resta lì, nessuno lo ha mai toccato. Io sono anziana e fatico a prendermene cura ma un tempo c’erano tutte le aiuole ben tenute lì attorno». Negli anni la targa in marmo si è rovinata e si legge a stento quello che Antonio fece scrivere per il figlio morto. Lo storico Piero Simonetti aveva lanciato la proposta di spostare quel busto in un luogo pubblico, ripulendolo e mettendo una piccola targa. Proposte rimaste nel cassetto. —
GIULIA SILI
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