Il Tirreno

Grosseto

tribunale 

Ipotesi di bancarotta per Scarlino Energia Altri 6 mesi di indagini

ALFREDO FAETTI

Il giudice non ha accolto la richiesta di archiviazione del pm Il consulente avrà quindi del tempo per completare il lavoro 

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SCARLINO

Le indagini sulla presunta bancarotta di Scarlino Energia vanno avanti. Il giudice delle indagini preliminari Sergio Compagnucci ha respinto la richiesta di archiviazione, avanzata dalla Procura di Grosseto con la motivazione che i tempi per la consegna delle perizie del caso si erano dilatati e che i tempi di indagine erano scaduti.

Sciogliendo la riserva assunta il 29 ottobre, il magistrato ha dato altri sei mesi di tempo al consulente incaricato dal pubblico ministero Maria Navarro. Questo lasso di tempo dovrebbe servire a portare a termine il suo lavoro, legato in particolar modo sul valore che una perizia del 2012 ha sancito riguardo all’inceneritore di Scarlino, pari a 22 milioni di euro, salvo poi svalutarlo completamente un anno dopo. Questo almeno è il punto su cui si sono concentrate le indagini. Occorre ripartire proprio da qui per ricostruire la vicenda, dal momento in cui Scarlino Energia, la società a capo dell’impianto del Casone, accumula debiti con diversi creditori pari a svariati milioni di euro. Partirà anche la procedura di concordato per far fronte a questi crediti, ma di pari passo, nel 2016, arriva anche un’informativa della guardia di finanza sulla ipotetica sottrazione di immobili a garanzia dei creditori, dopo che l’originaria società si era divisa tra Scarlino Energia srl (che si è accollata tutti i debiti) e Scarlino Immobiliare srl (che si è intestata terreni e fabbricati): l’attenzione si è concentrata sulla perizia che in quel momento ha fissato il valore dell’impianto a 22 milioni di euro, che costituiscono il valore patrimoniale incrementato all’epoca della divisione rispetto al bilancio chiuso al 31 dicembre 2012 e sulla svalutazione del patrimonio di pari entità al bilancio 2014. Secondo l’impianto accusatorio, questa perizia è stato un escamotage che ha impedito ai creditori di aggredire il patrimonio societario.

Ne è nato un procedimento penale per bancarotta che vede quattordici indagati, tra cui il presidente Moreno Periccioli, l’amministratore delegato Luca Galimberti insieme ad altri dirigenti della società che si aggiungono a Fabrizio Vigni ed Eros Organni, all’epoca dei fatti contestati vertici di Sei Toscana).

Partono così le indagini a suon di perizie. Due quelle richieste dalla Procura: a un commercialista, che però ha chiesto l’aiuto di un esperto tecnico, e appunto a un ingegnere, che però non ha completato l’incarico per tempo. Da qui la richiesta di archiviazione nelle scorse settimane da parte della Procura, a cui si è opposto il Forum Ambientalista ottenendo soltanto l’esclusione dal procedimento penale. Il giudice però ritiene che queste indagini debbano comunque andare avanti e ha dato altri sei mesi di tempo al commercialista, supportato dall’ingegnere, per concludere le indagini legate a questa presunta bancarotta. —

ALFREDO FAETTI

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