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Uccise l’amico sparando tre fucilate Sceglie l’abbreviato
Antonio Esposito in aula davanti al giudice Compagnucci La moglie, i figli e la madre della vittima parte civile
SCARLINO
Antonio Esposito, 71 anni, difeso dall’avvocato Giovanni Di Meglio, sarà giudicato con il rito abbreviato: è questo l’esito dell’udienza preliminare che si è svolta ieri mattina al tribunale di Grosseto dove l’uomo si è presentato di fronte al giudice Sergio Compagnucci. Il settantunenne va a processo per omicidio, con l’accusa di aver ucciso con tre fucilate quello che per anni era stato un amico, Alessandro Toffoli, 58 anni, follonichese, dipendente Enel, in un appezzamento di terra in località Le Caldane. Omicidio volontario, secondo l’accusa. E con premeditazione: il pm Salvatore Ferraro ha mosso, durante l’ultima udienza, anche questa contestazione, che aggrava notevolmente la posizione dell’indagato, che dal giorno della convalida dell’arresto è stato posto ai domiciliari.
Tre i colpi sparati con il fucile semiautomatico Benelli 123 calibro 12 regolarmente denunciato: uno aveva colpito Toffoli alla mano destra, il secondo al torace, l’ultimo al viso, da distanza brevissima. Il decesso era stato immediato. Agli atti del procedimento ci sono anche alcune testimonianze, nonché l’estratto conto bancario di Esposito e i tabulati telefonici.
Esposito aveva confessato subito il delitto, recandosi dai carabinieri. Nel convalidare l’arresto, il gip aveva scritto che Esposito, un passato da muratore, aveva ucciso perché si sentiva «tradito» da Toffoli, perdendo la testa e dimostrando di non saper controllare i suoi istinti. E se pure quanto avvenuto quel giorno era paragonabile a un’esecuzione, il carcere non era stata ritenuta l’unica misura applicabile all’omicida: perché Esposito aveva collaborato, aveva confessato, non aveva precedenti, non voleva fuggire, non poteva inquinare le prove, non aveva rancore nei confronti di altri familiari della vittima per quei 110mila euro frutto di affari immobiliari tra i due che Toffoli non avrebbe voluto consegnare.
Esposito si sarebbe convinto che l’unico modo per chiudere la vicenda era uccidere l’amico. Ieri mattina, l’avvocato Giovanni Di Meglio ha proposto due alternative per la scelta del rito: l’abbreviato condizionato alla perizia psichiatrica o l’abbreviato semplice. Il giudice, raccolta anche l’opposizione dell’avvocato Patrizia Fabiani, che rappresenta la moglie uno dei due figli di Toffoli (l’altro figlio è seguito dall’avvocato Paolo Bastianini), così come la mamma Sandra, ha deciso di procedere con l’abbreviato semplice.
Esposito non avrebbe mai manifestato alcun problema di natura psichiatrica, né avrebbe mai dato segni di squilibrio momentanei tanto da giustificare una perizia. Il giudice per l’udienza preliminare ha quindi respinto la richiesta dell’avvocato del settantunenne e ha scelto il rito abbreviato. L’udienza si terrà al tribunale di Grosseto il prossimo 18 marzo. —
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