Il Tirreno

Grosseto

La capitale dell’alpaca è qui: in Maremma apre il primo atelier di filati

Giovanna Mezzana
La capitale dell’alpaca è qui: in Maremma apre il primo atelier di filati

A Cinigiano alleva 80 vicugna pacos, ora inaugura in via Corsini uno showroom. Dal vello del mammifero, capi di abbigliamento, stoffe, fili e pregiate imbottiture

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GROSSETO. Rani, così la chiamano gli amici, ha un sogno: «Voglio che Grosseto diventi capitale dell’alpaca», gli animali che gli Inca chiamavano “l’oro delle Ande”, più nobili del lama e dal vello più morbido di un peluche. E per raggiungere l’obiettivo (che è ambizioso) Giuliana Bacchetti – “Rani” – comincia dal portare a battesimo il primo atelier grossetano dedicato all’abbigliamento, alle stoffe, ai fili e alle imbottiture (per piumini, guanciali, cuscini) in fibra di alpaca. Il suo show room, che aprirà all’angolo tra via Corsini e via delle Carceri, trova casa in uno dei ventidue fondi sfitti che riaprono grazie ad altrettante idee imprenditoriali e al progetto Pop up Lab.

FUGA DA CASTIGLIONCELLO, POI L’IDEA

Milanese d’origine, Rani si sente «cittadina del mondo» con una predilezione per la Toscana. «Ho abitato per anni a Castiglioncello – racconta – poi, stanchi dell’assalto dei vacanzieri, mio marito ed io ci siamo trasferiti a Cinigiano dove sei anni fa abbiamo acquistato dei terreni». A questo punto, la coppia ha dovuto escogitare un progetto che mettesse a reddito il loro spirito imprenditoriale. Non è stato facile, ma alla fine hanno deciso: allevare alpaca(s).

L’AZIENDA AGRICOLA

Rani e il marito, Cristiano Bianchi, livornese, cominciano a fare la spola tra la Toscana e l’Inghilterra per acquistare il vicugna pacos, mammifero che non si alleva né per la carne né per il latte bensì per ricavare un filato di pregio dal suo mantello. L’investimento procede per gradi: un alpaca costa 4mila euro. Nasce così l’azienda agricola “Dei due mondi”: 80 alpaca, tutti neri perché Rani non vuole ricorrere alle tinture. A Cinigiano gli alpaca sono allevati allo stato brado e hanno un ettaro di terra a loro disposizione ogni dieci esemplari.

LA PRODUZIONE

Dopodiché era necessario trovare un’azienda tessile che trasformasse la materia prima (i filati) in prodotto. Nell’Italia dei distretti tessili sembrava un gioco da ragazzi e invece no. «È stato più difficile che espugnare Machu Picchu – mi dicevano: “Lei, signora, sogna”». E invece si sbagliavano. Oggi Giuliana Bacchetti lavora con la Fratelli Piacenza, Piacenza– cashmere, per intenderci.

IL MARCHIO

Dopo aver superato mille peripezie – tra le quali l’acquisto di fibra da altri allevatori per avere quantitativi adeguati – nasce “Montieri vicugna pacos”, il marchio dei prodotti in alpaca, che sarà anche l’insegna dello showroom di via Corsini, con due divisioni: abbigliamento e casa.

L’ATELIER E LA “SCUOLA”

«Questo – guarda il suo fondo Rani – sarà un atelier-show room con macchine da cucire, sarà un laboratorio artigianale di professionalità, tecnologia, e creatività al servizio della fibra di vicugna pacos; inizialmente rifiniremo i capi di abbigliamento e poi, pian piano, li creeremo, per Grosseto capitale dell’alpaca. Del resto Grosseto è stata la prima Provincia in Italia a riconoscere l’alpaca come animale da reddito». L’atelier sarà sede di una piattaforma – “Sìalpaca” – per scoprire il microcosmo dell’Oro delle Ande: e ogni ultimo sabato del mese si svolgeranno corsi per chi vuole muovere i primi passi nell’allevamento dell’alpaca. 

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