Il Tirreno

Grosseto

Ragazzini dagli spacciatori in bici: sulle Mura tra buio e abbandono

Grosseto, appena cala il sole, i camminamenti si svuotano: coppie di adolescenti sulle panchine e spinelli

3 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Sembra passato un secolo e invece ci sono stati soltanto pochi mesi di distanza da quando le Mura, dalla mattina e fino a notte fonda, erano terra fertile per gli spacciatori che andavano e venivano. Ora le cose sembrano essere leggermente cambiate: il buio accompagna i camminamenti e nasconde angoli e bellezza ma di pusher, almeno ieri pomeriggio, ne erano rimasti pochi. Qualcuno c’è e si avvicina: «hashish, cocaina». Offre quello che ha da vendere, a prezzi abbastanza stracciati ma di fronte a un «No grazie», si allontana in bicicletta. Con la stessa con la quale è arrivato all’altezza del Cinghialino. Qui, in un punto che resta nascosto rispetto al chiosco aperto e illuminato, due quattordicenni si avvicinano a quattro o cinque ragazzi di origini nordafricane. Battono il cinque, si salutano, ridono. Si scambiano qualche frase. Potrebbero essere soltanto amici, a sentire le loro chiacchiere e i loro discorsi e probabilmente lo sono davvero. Dalla tasca di uno esce una canna, così come dalla borsetta di un’altra ragazzina che poco più avanti è appartata con il fidanzatino in un angolo un po’ più discreto.

In appena due chilometri, il giro completo del monumento forse più bello che Grosseto offre, c’è tutto un mondo che potrebbe cambiare se solo i bastioni e i camminamenti fossero illuminati e se solo i cittadini si riappropriassero di quello spazio, così vicino al centro e allo stesso tempo così lontano dalla folla che il sabato pomeriggio anima il Corso e le strade vicine, quelle con i negozi e le vetrine illuminate. «Wè, marocchini vendono cocaina sulle Mura?», si legge sul bagno pubblico che si trova proprio all’inizio della discesa che da viale Porciatti arriva dritto nel parcheggio del vallo degli Arcieri. Lì, a poche decine di metri da dove la donna di 52 anni è stata gettata per terra, presa a cazzotti, spogliata e quasi abusata se non fosse riuscita a liberarsi da quella presa infernale, strappando con un morso un pezzo di lingua al ventunenne che è stato poi arrestato. Quelle scalette, dove si è consumata la brutale aggressione giovedì mattina, prima delle 7, arrivano dritte in via Saffi, tagliando a metà il percorso delle Mura. La sera sono illuminate da luci basse che segnano il percorso. Passato il Cassero però, si ripiomba nel buio, dove gli spacciatori hanno trovato i loro nascondigli per lasciare la droga: spesso infatti, quando vengono fermati dai carabinieri e dalla polizia, con sé hanno appena una dose o due. Un sistema, questo, che in alcuni casi evita loro l’arresto. Basta una telefonata per farsi portare quello di cui si ha voglia o bisogno: un salto sulle Mura, l’arrivo con la bicicletta, lo scambio, un cenno di saluto e le strade che si dividono subito dopo.

Tutto a pochi metri da quello che in una mattina di festa è diventato un altro “buco nero” della città, dove la violenza è esplosa all’improvviso. La telecamera dom che riprende a 360 gradi quello che succede intorno è installata sotto l’arco del Cassero.

È da lì che è passata la donna e il suo aguzzino, che non si è curato nemmeno di quel deterrente messo lì per aumentare la sicurezza dei cittadini.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera