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Fondazione Atlante: una scuola per formare ai “Tempi moderni”
Quattro incontri fra studenti e prestigiosi docenti: «Un’occasione per la classe dirigente del futuro»
grosseto
«Tempi moderni. Visioni per crescere». Nasce, con questo sguardo aperto sul futuro che è già adesso, la scuola di formazione politica della Fondazione Atlante per la Maremma che prosegue, così, nella la sua azione volta a far crescere il territorio.
La presidente Viola Lamioni è tornata da Parigi, dove prosegue i suoi studi con il progetto Erasmus, per presentare questa nuova iniziativa della Fondazione Atlante. La scuola di formazione “Tempi moderni. Visioni per crescere” è uno degli obiettivi per cui la Fondazione era nata: «Volevamo parlare ai ragazzi della Maremma proponendo loro spunti di qualità – dice Viola Lamioni – e per la prima iniziativa siamo riusciti a mettere insieme quattro grandi nomi italiani che discuteranno con gli studenti delle scuole grossetane di temi di spessore legati alla modernità. È una sfida che la Fondazione lancia al territorio alzando l’asticella dei contenuti perché siamo convinti che i giovani abbiano bisogno di stimoli importanti per crescere e per riflettere».
La presidente della Fondazione spiega che la scuola di formazione politica è una iniziativa alla quale tiene particolarmente. «Ha come oggetto – dice – quello che studio ogni giorno. Purtroppo o per fortuna qualcuno – aggiunge riferendosi a suo padre, Giovanni Lamioni – mi ha trasmesso questa passione per la politica».
Uno degli obiettivi della scuola è invertire la tendenza in atto che vede la politica allontanare i giovani, ma c’è anche un’altra tendenza da invertire, «il trend – spiega Viola Lamioni – di utilizzare la scuola, le sue risorse, come trampolino per andare altrove, mentre invece vogliamo affermare che in Maremma si può investire, si può lavorare, si possono applicare le nostre conoscenze».
La scuola di formazione politica cercherà di spiegare ai giovani come la politica cambia, in una società velocissima.
«Vorremmo dare il nostro contributo – dice la presidente della Fondazione – nel creare una nuova classe dirigente, consapevole, in grado di capire la velocità del cambiamento e cercare di anticiparlo avendo una visione, perché è facile fare politica reagendo a quello che sta succedendo, ma i Paesi che hanno più successo sono quelli che sono in grado di mettersi in moto prima che il cambiamento sia avvenuto. In questo progetto Giovanni Lamioni ha deciso di ritagliarsi un ruolo dietro le quinte. Almeno per il momento non pensa minimamente di impegnarsi attivamente in politica.
«Farei fatica anche solo a capire dove inserirmi – dice – Si vota tra sei mesi e per la prima volta non so cosa votare. Non mi è mai successo. Il modo in cui le proposte vengono presentate e contestate sta creando – prosegue – una conflittualità inaccettabile: l’astio che vedo in Italia, non lo riscontro in nessun altro Paese». —
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