Sequestri alla Lilt «Faremo ricorso, i soldi non erano della onlus»
GROSSETOIl 12 novembre, al tribunale di piazza Albegna, si svolgerà l’udienza preliminare per decidere il rinvio a giudizio dell’ex presidente della Lilt, Silvio Sarti, volto storico della Lega, per...
GROSSETO
Il 12 novembre, al tribunale di piazza Albegna, si svolgerà l’udienza preliminare per decidere il rinvio a giudizio dell’ex presidente della Lilt, Silvio Sarti, volto storico della Lega, per anni primario al Misericordia; di Grazia Bocelli, grossetana radicata a Orbetello, che subentrò a Sarti nel febbraio del 2014 al vertice della Lilt di Grosseto, dopo aver presieduto a lungo la sezione distaccata della laguna; e infine Miriana Rosselli, responsabile della sezione cittadina, con un ruolo amministrativo-contabile. I tre, difesi dagli avvocati Romano Lombardi, Carlo Valle e Michele Martini sono accusati di evasione dolosa delle imposte sui redditi e indebita percezione di erogazioni pubbliche. E, due giorni fa, è arrivata un’altra tegola sulla loro testa: un sequestro di oltre 113mila euro effettuato dalla guardia di finanza della tenenza di Orbetello, per il quale il sostituto procuratore Arianna Ciavattini, che ha coordinato le indagini delle fiamme gialle, ha formulato anche l’imputazione di appropriazione indebita. Ed è anche su questo che gli avvocati dei tre dirigenti della Lilt, presenteranno ricorso al Riesame. La finanza, durante gli accertamenti, avrebbe scoperto che sui conti corrente personali, erano state versate somme pari all’ammontare della cifra per la quale è stato richiesto ed effettuato il sequestro preventivo. Soldi che secondo gli investigatori dovevano essere versati sul conto della onlus. «Quello che è stato evidenziato sugli estratti conto - spiega l’avvocato Romano Lombardi - sono versamenti tradotti come contanti ma che potrebbero essere invece assegni scambiati, buoni postali e ogni altro tipo di versamento che le banche catalogano come “contanti” appunto. Non sono quasi mai cifre tonde e i conti personali, spesso, sono cointestati con mogli o figli e quindi utilizzati anche da altre persone». Per questo sarà presentato ricorso per chiedere il dissequestro dei beni, così come è stato fatto per i circa 260mila euro che secondo la Procura dovevano essere stati versati all’erario. Su quel primo sequestro si pronuncerà la Cassazione ma la decisione arriverà solo dopo l’udienza preliminare fissata per il 12 novembre a Grosseto. —
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