Il Tirreno

Grosseto

le meraviglie dell’archeologia 

Villa di 500 metri quadrati torna alla luce a Vetulonia

Enrico Giovannelli
Villa di 500 metri quadrati torna alla luce a Vetulonia

Ritrovata la porta di ingresso della Domus dei Dolia, a ridosso della via Decumana Massetti: «La più grande abitazione del quartiere, occupava un isolato intero»

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La Domus dei Dolia a Poggirello Renzetti non finisce di stupire. La casa degli Orci pian piano sta ritornando completamente alla luce, grazie ai continui scavi in collaborazione con gli studenti dell’Università di Perugia, l’associazione di Vetulonia e l’amministrazione comunale che ha sempre sostenuto il progetto. Quello che sta riaffiorando è un ambiente di oltre 500 metri quadrati, enorme, considerato dagli addetti ai lavori come una villa di quelle importanti.

L’ultima scoperta, eccezionale e non prevista in questa campagna, è stata il ritrovamento della porta d’ingresso a ridosso della via Decumana, strada già identificata da Isidoro Falchi, il grande studioso e archeologo che ha dato il via a ritrovare la vecchia “Vetlunia”. Gli scavi a Poggiarello Renzetti sono iniziati nel 2009, e ogni anno qualcosa di prezioso e importante si è rilevato. L’assessore Walter Massetti, vetuloniese doc che partecipa alle campagne, è sempre emozionato quando c’è da parlare delle scoperte: «La Domus dei Dolia, ad oggi è la più grande abitazione del quartiere e doveva occupare un intero angolo dell’isolato, compreso fra la via dei Ciclopi e la strada, ad essa perpendicolare, che separava la casa alla vicina Domus con la grande cisterna, individuata trenta anni orsono dalla Soprintendenza Archeologica della Toscana. La scoperta del muro perimetrale anteriore della Domus dei Dolia permette finalmente di avere l’intera planimetria dell’abitazione, e possiamo confrontarla con le maggiori strutture residenziali contemporanee, conosciute in Etruria, a Roma, nell’Italia meridionale e nella stessa Grecia. Le analogie e contatti culturali sono sorprendenti e mettono Vetulonia al centro di un movimento di idee e di tecniche che coinvolge tutto il Mediterraneo».

Il rinvenimento più importante riguarda la soglia in pietra e le cerniere di ferro della porta lignea di ingresso, da dove si entrava da via dei Ciclopi. Accanto, e di non minore importanza, c’è anche un secondo ingresso alla casa che sembra un porticato colonnato, con due spazi circolari che dovevano ospitare le colonne in legno poste ai due lati.

Una grande soddisfazione per tutti i partecipanti, dalla direttrice del museo Simona Rafanelli e all’assessora alla cultura Susanna Lorenzini. «La squadra impegnata negli scavi – ha raccontato proprio la Lorenzini – formata dagli studenti dell’Università di Perugia, affiancati da stagisti universitari italiani e stranieri e dai volontari dell’associazione culturale archeologica Isidoro Falchi, si apprestava ormai ad abbandonare l’area, quando è venuta alla luce la soglia d’ingresso, riemersa dopo oltre duemila anni dalla distruzione causata da un incendio della domus e dell’intera città di Vetulonia ad opera delle truppe militari al seguito di Silla, dopo la vittoria sull’esercito di Mario e sulle città etrusche alleate, nei primi decenni del I secolo a.C., e che trova ulteriore conferma nello straordinario e recentissimo ritrovamento di una moneta romana, recuperata a pochi centimetri dalla soglia della casa». —



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