Il Tirreno

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scarlino scalo 

Garibaldi e il palazzo saccheggiato Dalla camera sono spariti tutti i mobili

Giulia Sili
Garibaldi e il palazzo saccheggiato Dalla camera sono spariti tutti i mobili

Oltre al letto a baldacchino dove l’Eroe dei due mondi dormì, mancano all’appello specchi, comodini e canterano

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SCARLINO SCALO

C’è un pezzetto di storia dimenticata in quel palazzo che si affaccia sull’Aurelia vecchia, poco prima dell’abitato dello Scalo: una stanza avvolta da un nugolo di polvere dove il tempo sembra essersi fermato.

Lì tra quelle quattro mura, in fuga da austriaci e Papalini dopo la caduta della Repubblica Romana, dormì Giuseppe Garibaldi prima di imbarcarsi dagli scogli di Cala Martina, la mattina del 2 settembre 1849.

Poche ore di sonno tormentato: alle spalle le guardie austriache e nella mente la moglie Anita, morta pochi giorni prima vicino Ravenna, incinta e malata, con la quale cercava la salvezza. Poche ore di sonno che hanno fatto di quel luogo, il palazzo Guelfi, un monumento nazionale. Fu Vittorio Emanuele III nel 1942 a porre il vincolo sull’immobile di proprietà della famiglia. Vincolo che però non è servito a conservare il bene, visto che oggi di quella stanza resta ben poco: del letto a baldacchino dove l’Eroe dei due mondi passò la notte e di tutti i suppellettili di quella stanza, tra cui una bellissima specchiera, un canterano e due comodini, oggi non resta nulla.

«Venduti – dice lo storico Piero Simonetti – o forse spostati da altre parti. Non si sa che fine abbiano fatto gli arredi di questa stanza che avrebbe potuto essere un luogo di cultura, dove portare in visita le scuole. Un pezzo di storia, uno dei pochi, che avrebbe raccontato il passaggio di Garibaldi in Maremma». Un passaggio fondamentale quello da questa terra. «Senza l’imbarco dagli scogli di Cala Martina non ci sarebbe stato il secondo imbarco, quello di Quarto, fatto nel 1860, da dove partirono i Mille alla volta della Sicilia. L’episodio cruciale del Risorgimento».

Oggi palazzo Guelfi è completamente abbandonato; nelle sue stanze, piene di mobili e oggetti dimenticati da vecchi traslochi, resta il fascino ottocentesco della storia che lo ha attraversato.

Il vincolo sull’immobile c’è e alla richiesta di vedere le stanze l’apertura di queste deve essere concessa.

La visione però è desolante: alle pareti della stanza da letto resta la pittura azzurra e bianca, al posto del letto è stata appoggiata una corona commemorativa, ormai secca, vecchia di anni.

Tutto il resto è stato portato via: restano solo due dei tre fucili che erano appoggiati alla parete e poche altre cose.

«Altri avrebbero approfittato della storia di questa zona per poterla valorizzare ulteriormente – dice Giorgio Martellucci presidente dell’associazione il Risorgimento di Cala Martina – In passato, quando ancora non era sparito nulla, c’è stata intenzione di valorizzare il luogo ma forse le voci giunte agli eredi di casa Guelfi hanno messo in allarme e così qualcuno si è premurato di portare via tutto».

Della stanza resta solo un documento fotografico, conservato nel libro di Piero Simonetti e Mario Zannerini “Garibaldi in Maremma”.

«Lì si vedono il letto e tutti i mobili che oggi sono scomparsi – dice Simonetti – e tra le tante cose manca anche il busto di Angiolo Guelfi che si trovava sopra la porta di accesso della stanza».

Insomma, del passaggio di Garibaldi dalla Maremma è quasi scomparsa ogni traccia. Resta la storia, raccontata da Simonetti nel suo libro, e la memoria dell’associazione il Risorgimento di Cala Martina che domani mattina rievocherà, come ogni anno, la partenza dell’Eroe dei due mondi dagli scogli scarlinesi.

Una consolazione magra, pensando alla bellezza di quelle stanze che oggi versano in uno stato di completo abbandono. —



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