Uccise l’amico con tre fucilate Contestata la premeditazione
Fissata l’udienza preliminare per Antonio Esposito: il 12 novembre scorso aveva confessato di aver ucciso Alessandro Toffoli
GROSSETO
È stata fissata, e si svolgerà a novembre davanti al giudice Sergio Compagnucci, l’udienza preliminare per Antonio Esposito, 71 anni, di Scarlino, arrestato il 12 novembre scorso con l’accusa di aver ucciso con tre fucilate quello che per anni era stato un amico, Alessandro Toffoli, 58 anni, follonichese, dipendente Enel, in un appezzamento di terra in località Le Caldane. Omicidio volontario, secondo l’accusa. E con premeditazione: il pm Salvatore Ferraro ha mosso adesso anche questa contestazione, che aggrava notevolmente la posizione dell’indagato, che dal giorno della convalida dell’arresto è stato posto ai domiciliari.
Tre i colpi sparati con il fucile semiautomatico Benelli 123 calibro 12 regolarmente denunciato: uno aveva colpito Toffoli alla mano destra, il secondo al torace (da una distanza compresa tra i 5 e i 9 metri, l’ultimo al viso, da distanza brevissima. Il decesso era stato immediato, secondo la Procura, che si è avvalsa della consulenza medico legale del dottor Matteo Benvenuti dell’Università di Siena, oltre che degli accertamenti dei carabinieri di Scarlino e della Compagnia di Follonica, a partire dallo stub fino alla consulenza balistica dei luogotenenti Romano De Simone e Vincenzo De Falco, depositata nel corso dell’estate. Agli atti del procedimento ci sono anche alcune testimonianze, nonché l’estratto conto bancario di Esposito e i tabulati telefonici.
Esposito aveva confessato subito il delitto, recandosi dai carabinieri. Nel convalidare l’arresto, il gip aveva scritto che Esposito, un passato da muratore, aveva ucciso perché si sentiva «tradito» da Toffoli, perdendo la testa e dimostrando di non saper controllare i suoi istinti. E se pure quanto avvenuto quel giorno era paragonabile a un’esecuzione, il carcere non era stata ritenuta l’unica misura applicabile all’omicida: perché Esposito aveva collaborato, aveva confessato, non aveva precedenti, non voleva fuggire, non poteva inquinare le prove, non aveva rancore nei confronti di altri familiari della vittima per quei 110.000 euro frutto di affari immobiliari tra i due che Toffoli non avrebbe voluto consegnare. Esposito si sarebbe convinto che l’unico modo per chiudere la vicenda era uccidere l’amico.
Sarà il confronto tra le parti, a seconda della scelta processuale, a far luce sulle motivazioni del delitto. Spetterà al difensore Giovanni Di Meglio individuare la strada da seguire. Potranno costituirsi nel giudizio la moglie di Toffoli, Elena, e i due figli, assistiti dagli avvocati Patrizia Fabiani e Paolo Bastianini, come anche la madre Sandra. —
PIERLUIGI SPOSATO
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