Il presidio
Morì a 28 anni in ospedale L’accusa chiede due condanne
Sollecitati 9 mesi per un medico del pronto soccorso e uno della rianimazione Chiedono i danni la madre e la nonna della giovane donna, costituite parte civile
grosseto
Il pm Salvatore Ferraro ha chiesto la condanna a 9 mesi di due medici dell’ospedale Misericordia per omicidio colposo, per le presunte omissioni che avrebbero finito per causare la morte di una donna di 28 anni, Alessandra Nencini. Il sostituto procuratore ha ravvisato profili di responsabilità medica nei confronti di Massimo Setti, in servizio al pronto soccorso, e di Stefano Falini, in servizio al reparto di rianimazione. Il giorno è quello del 25 febbraio 2012, la giovane donna morì il giorno successivo, alle 6,40, all’ospedale di Livorno.
L’accusa ha dichiarato di condividere le conclusioni delle perizie, sin dall’incidente probatorio, che individuano nella «perdurante severa ipocalcemia non corretta» le cause del decesso. Si è associata la parte civile (avvocato Gabriella Sartiani per la madre di Alessandra, Maria Teresa Carboni e la nonna Eda Angiolini) che ha chiesto i danni e anche una provvisionale.
Di tutt’altro avviso i difensori, che hanno sollecitato il giudice Gian Marco De Vincenzi a emettere una sentenza di assoluzione, riportandosi alle conclusioni e alle affermazioni dei periti ascoltati in aula. «Un caso complesso perché complessa era la situazione in cui si trovava Nencini», ha esordito l’avvocato Silvia Falconi per Setti, ricordando i problemi di anoressia e il peso di soli 40 chilogrammi della vittima, nonché la nomina di un curatore-tutore che seguiva la giovane donna. «Gli esperti hanno dato tutti valutazioni diverse, anche la dottoressa Turillazzi, incaricata nel corso degli accertamenti, prima individua una causa e poi ci ripensa. E solo con l’ausilio di un altro specialista in rianimazione si arriva all’ipotesi di ipocalcemia. Ma anche questa è una causa incerta, anzi non è questa la causa della morte». Non ci sono linee guida per l’ipocalcemia asintomatica, il dottor Setti non è mai rimasto con le mani in mano fino a quando ha cessato il suo turno, alle 20,30, ha aggiunto il legale
«La perizia è il trionfo dell’illogicità», è stato il leit motiv dell’avvocato Roberto Mangogna, per Falini. In un processo dove, ha aggiunto, ci sono solo ipotesi. Il colmo è che il decesso arriva «quando il trend clinico è positivo». Il manuale per il rianimatore della terapia intensiva afferma che «non bisogna correggere l’ipocalcemia asintomatica». E allora quale tipo di responsabilità può essere mossa al dottor Falini? Inoltre, Alessandra Nencini non morì per l’occlusione intestinale contestata nel capo di accusa, perché questa «degenerò in uno choc septico». Il cuore aveva rallentato fino a fermarsi per l’occlusione della vena cava.
Il giudice ha aggiornato l’udienza a fine ottobre, per le repliche e per la sentenza. —
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