Il Tirreno

Grosseto

Il capogruppo pd Leonardo Marras entra nella discussione sul futuro «I tempi e le esigenze cambiano: ci sono due anni per confrontarsi» 

Nuova holding regionale «Una gestione pubblica e industriale dell’acqua è possibile e auspicabile»

GABRIELE BALDANZI
Nuova holding regionale «Una gestione pubblica e industriale dell’acqua è possibile e auspicabile»

IL DIBATTITORipubblicizzazione dell’acqua, holding regionale, passato presente e futuro di Acquedotto del Fiora. Il capogruppo del Pd in consiglio regionale, Leonardo Marras, grossetano, ne parla con...

3 MINUTI DI LETTURA





IL DIBATTITO

Ripubblicizzazione dell’acqua, holding regionale, passato presente e futuro di Acquedotto del Fiora. Il capogruppo del Pd in consiglio regionale, Leonardo Marras, grossetano, ne parla con il Tirreno.

Lei da sindaco di Roccastrada, quasi vent’anni fa, approvò la costituzione dell’ambito idrico, firmò l’accordo di programma per l’aziendalizzazione e fu tra i sostenitori della legge Galli. Perché oggi si torna indietro?

«Perché nel frattempo c’è stata una rivoluzione. All’epoca i fontanieri comunali aprivano e chiudevano a mano le valvole, non esisteva la depurazione, sulla costa maremmana l’estate era un calvario. Oggi gli operatori girano con i palmari, la costa vanta le bandiere grazie alla depurazione e perfino l’Argentario e il Giglio hanno autonomia idrica. Siamo in un altro secolo e alcune cose vanno corrette. Negli anni Novanta l’applicazione della Legge Galli, il modello della società mista, cioè quei passaggi che hanno creato Acquedotto del Fiora come lo conosciamo oggi, furono la risposta, la resistenza, all’idea di privatizzazione del servizio. Lo voglio sottolineare».

C’era il bisogno di un supporto esterno privato per creare le aziende ed essere efficienti, oggi non c’è più. Giusto?

«Sì, è giusto. Ma quel processo ha funzionato, diciamolo. E oggi si cambia perché esistono altre esigenze. Attenzione però agli equivoci: tornare al pubblico non significa acqua gratis per tutti. Pubblico non è gratuità e fino a oggi non abbiamo pagato bollette esose. Abbiamo pagato e paghiamo sempre meno che nel resto d’Europa».

La situazione di Grosseto e Siena è particolare. Siamo pochi e marginali. Secondo lei la holding per noi sarà un vantaggio o un altro problema?

«Il panorama toscana non è omogeneo. Ci sono zone con pochi tubi e tante cannelle, per capirsi, dove si macinano utili, e altre, come l’area grossetana, dove è il contrario: tanti tubi e pochissimi rubinetti. La holding deve tener conto di questo. La Toscana non è Firenze e il suo hinterland. È molto altro. E omogenizzarsi vuol dire portarsi dietro anche realtà come la nostra e costruire un sistema solidale. La politica serve anche a questo. La Regione Toscana ha innescato il dibattito e ci sono due anni per discutere. È nel nostro interesse partecipare a questo confronto altrimenti subiremo le decisioni del Comune di Firenze, dove scade per prima la concessione, nel 2021».

Adesso cosa succede?

«Adesso i sindaci decideranno la strada da prendere: come gestire al meglio il servizio senza i privati. C’è una struttura aziendale diffusa, manager all’altezza, la possibilità di cercare e trovare finanziamenti extrabancari. Una gestione industriale pubblica dell’acqua è auspicabile, possibile e il nuovo contenitore, in teoria, potrebbe anche lasciare in vita gli attuali gestori locali. Questo garantirebbe di più anche l’indotto ossia un sistema di imprese locali che altrimenti sarebbero escluse dalle dimensioni eccessive di un unico gestore».

Lei, fosse ancora sindaco, cosa chiederebbe?

«Due cose semplici: non disperdere i servizi di prossimità esistenti e tariffa unica abbinata a investimenti distribuiti equamente sul territorio toscano». —

GABRIELE BALDANZI

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani