Una corona di alloro per l’antenato morto La famiglia Butelli si riunisce nel ricordo
la cerimonia fiora bonelliUna corona di alloro, una composizione di fiori, le parole toccanti di don Fabio e quelle emozionate di Rodolfo Butelli, il ricordo di parenti ed amici. Così è stato...
la cerimonia
fiora bonelli
Una corona di alloro, una composizione di fiori, le parole toccanti di don Fabio e quelle emozionate di Rodolfo Butelli, il ricordo di parenti ed amici.
Così è stato celebrato il ventenne Rodolfo Butelli, col cugino Andrea, a cento anni dalla loro morte in guerra, dai discendenti di cui uno, oggi ottantenne, porta il nome –Rodolfo – in memoria dell’antenato. Una storia di valori, di passioni e di sentimenti, quella che ha raccontato la celebrazione avvenuta a Manciano, ieri mattina, e voluta con forza da Rodolfo Butelli, mancianese e adesso residente a Grosseto, che ha fatto di tutto per mettere insieme familiari e amici a cui stesse a cuore ricordare il sacrificio di un parente, morto a soli 22 anni, sul finire della prima guerra mondiale di cui lui porta il nome.
I suoi genitori, infatti, Florio e Renata vollero dargli il nome di quel giovane che perse la vita per servire la patria ed è stato proprio questo legame familiare il collante di tutta la cerimonia.
La celebrazione che si doveva tenere nella cappella del cimitero di Manciano, si è svolta, invece, per volere del parroco, nella chiesa della Santissima Annunziata dove si sono ritrovati coloro che avevano voluto rispondere all’appello di Rodolfo che da una pagina del Tirreno aveva lanciato l’invito a familiari e amici affinché partecipassero a questo anniversario. I valori che animavano i giovani che andavano in guerra nel 15-18, li ha ricordati don Fabio nella prolusione alla messa: «Attaccamento alla patria – ha detto – spirito di servizio e senso del sacrificio. Questo erano i giovani di una volta che servivano patria e famiglia e non pretendevano di essere serviti come invece accade oggi. E questi sono i valori forti che ci hanno lasciato e che oggi purtroppo non esistono quasi più».
Anche Rodolfo Butelli ha letto fra l’emozione generale una lettera indirizzata proprio al suo antenato omonimo «strappato a Manciano per essere indirizzato all’inferno del fronte. E forse pensavi di ritornarvi – ha detto l’ottantenne Rodolfo – ma le ultime cannonate uccisero il tuo ardimento».
«Quando si comincia a invecchiare – ha ribadito Rodolfo al Tirreno – c’è voglia di ricercare le proprie radici e di trovare àncore. Ecco, con questo ricordo a distanza di cento anni dalla fine della prima guerra mondiale a cui la nostra famiglia ha sacrificato due suoi figli, Rodolfo e Andrea, penso di aver frugato nel cuore della nostra famiglia e della sua storia e di aver fatto in modo che tanti Butelli abbiano rivissuto ancora nei nostri cuori».
Dopo la commemorazione e la messa nella Chiesa della Santissima Annunziata, il gruppo di familiari si è recato al vicino cimitero di Manciano, dove nel frattempo si erano radunati altri conoscenti, per la visita alla tomba di famiglia dove riposano le spoglie di Rodolfo e Andrea. I resti di Rodolfo, infatti, che morì il 21 settembre, nell’ospedale da campo n. 084 di Avio (Trento)per ferite riportate in combattimento, furono traslate circa quattro anni dopo a Manciano dai genitori Evaristo e Maria, mentre suo cugino Andrea morì proprio a Manciano dove era stato trasferito a causa delle condizioni di salute che non gli permettevano di restare al fronte. La famiglia Butelli, con i fiori, ha portato davanti alla tomba dei due giovani soldati, anche una corona di alloro in memoria del sacrificio e in segno di gloria e di onore. –
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