Italia
Un metodo usato solamente in altri due casi nel mondo
ILTEAMIl team guidato da Stefano Campana non è nuovo all’adozione delle più innovative tecnologie in campo archeologico. «Oggi molti impiegano droni; noi abbiamo iniziato nel 2007, quando erano...
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Il team guidato da Stefano Campana non è nuovo all’adozione delle più innovative tecnologie in campo archeologico.
«Oggi molti impiegano droni; noi abbiamo iniziato nel 2007, quando erano oggetti pressoché sconosciuti», sottolinea il professore. «Ci affidiamo anche al satellite, ad esempio in alcune aree dell’Iraq dove monitoriamo i siti danneggiati dall’Isis e dove torneremo in novembre per eseguire il rilievo con un drone delle mura di Niniveh, oggi Mosul».
Passi in avanti giganteschi rispetto alla sola mappatura fotografia aerea, quando era la conformazione della vegetazione _ tra le altre cose _ a rivelare se sotto terra si celassero una tomba, una villa, una necropoli.
Uno sforzo che promette di restituire importanti risultati. Ma che non sarebbe possibile se non venissero impiegati anche mezzi meno sofisticati. Perché il magnetometro non basta. Servono anche spatoline e cazzuole. E pure l’escavatore che continua a rumoreggiare in sottofondo.
«Devo davvero ringraziare, oltre al Comune e in particolare l’assessore alla cultura Luca Agresti per la collaborazione, la Provincia di Grosseto, il suo presidente, i consiglieri Olga Ciaramella e Marco Biagioni e la dirigente Silvia Petri per averci dato questo mezzo; e un operatore, Alfredo Biliotti, che è un archeologo mancato», sorride Campana mentre guarda verso il grosso mezzo tenuto sott’occhio da Giuseppe Prospero Cirigliano, anch’egli studente del corso di laurea magistrale. Nel team ci sono anche la sua collega Benedetta Baleani e la dottoressa Cristina Felici.
Un gruppo che il prossimo 5 ottobre concluderà la campagna 2018. Incassando anche un altro primato. La tecnologia da loro usata qui a Roselle, nel cuore della Maremma grossetana, è impiegata in soli altri due progetti al mondo: uno del Ludwig Boltzmann Institute di Vienna e uno del professor Dominic Powlesland nello Yorkshire, in Gran Bretagna. E se queste sono le premesse, i risultati si preannunciano altrettanto esplosivi. —
FRANCESCA FERRI
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