Il Tirreno

Grosseto

in tribunale 

Puntò la pistola contro una ragazza: il pm chiede la pena di 2 anni e 8 mesi

Alfredo Faetti

L’uomo è un ex ispettore della municipale di Orbetello Si è difeso dicendo che si era trattato soltanto di uno scherzo L’avvocato: «Assolvetelo»

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GROSSETO

Due anni e otto mesi di detenzione. È questa la richiesta della Procura di Grosseto nei confronti di Roberto Barone, l’ex ispettore della polizia municipale di Orbetello, oggi 64enne, imputato per abuso d’ufficio e minacce dopo aver puntato la pistola di servizio contro una ragazza.

Un atto da condannare, secondo l’accusa, mentre per la difesa si è trattato di una sorta di scherzo, come ha sempre sostenuto in tutti questi anni l’avvocato dell’uomo, Alessandro Oneto, che nell’udienza di ieri nell’aula di Assise del tribunale di Grosseto ha chiesto l’assoluzione per il suo assistito. Un processo lungo che volge ora verso l’epilogo, dopo anni di ricostruzioni e di arresti procedurali, dovuti soprattutto alla decisione di ricondurre ad un unico procedimento i due capi d’accusa, ossia le minacce e l’abuso di ufficio, visto che a Barone viene contestata la qualità di pubblico ufficiale nell’esercizio delle funzioni, viene contestata la violazione della disciplina in materia di armi in dotazione e la violazione del regolamento della polizia municipale.

I fatti risalgono al 2012 e avvengono in un bar di Albinia: Barone entra nel locale insieme a un ausiliario del traffico e inizia a parlare con la ragazza, all’epoca ventenne, fino a che la situazione precipita: prima Barone la blocca da dietro con un braccio intorno al collo e poi le punta alla tempia la pistola di ordinanza, tenuta in quella posizione per circa mezzo minuto. Una ricostruzione portata agli atti dalla giovane, costituita parte civile e assistita dall’avvocato Chiara Piccini, sia quanto ha sporto denuncia sia quando, nel 2016, è stata chiamata a testimoniare in aula.

Anche l’ausiliare aveva poi confermato la dinamica dell’episodio, precisando che comunque aveva invitato l’ispettore a smettere e che questi non teneva il dito sul grilletto, oltre al fatto che la pistola era in sicurezza. I carabinieri avevano sentito anche la proprietaria dell’esercizio e le persone che in quel momento si trovavano nel bar o nelle immediate vicinanze. Una ricostruzione che ha trovato più conferme, ma che non è mai scesa nel dettaglio come nella deposizione della giovane. «Lui fece apprezzamenti sulle mie cosce, io lavoravo in pantaloncini corti, era estate – è il racconto della ragazza di quel giorno – Dissi che, poiché stavano bevendo del vino, che non era bene che uno della polizia in divisa bevesse durante il servizio. Questa fu la mia osservazione». Ed è a questo punto che l’ex ispettore ha avuto la sua reazione, scherzosa o meno che sia.

La decisione, in questo senso, arriverà a fine novembre. —

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