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La previdenza sociale scrive alla vedova «Risulta divorziata»
Giuseppe Niccolini aveva ottenuto la pensione minima La moglie “scompare” dai documenti, niente reversibilità
GROSSETO
Non c’è pace per Ivana Carletti, la donna che la scorsa settimana ha sporto denuncia dopo che un ragazzo si è presentato alla porta di casa sua per dirle che suo marito Giuseppe non era morto in Polonia ma che era tenuto prigioniero. Questa volta la questione è burocratica: ieri, nella cassetta della posta, la donna ha trovato una lettera della previdenza sociale polacca dove le viene scritto che non ha alcun diritto alla pensione di reversibilità perché risulta divorziata. La stessa parola e lo stesso errore commesso nel certificato di morte dell’uomo che risulta, per le autorità polacche, divorziato.
«Sono pochissimi soldi - dice Ivana - Di pensione in Polonia Giuseppe prendeva 160 euro al mese ultimamente. Di reversibilità mi sarebbe toccato davvero poco ma a questo punto non è un problema di soldi. È solo una questione di principio».
La domanda che continua a rimbalzare in testa a Ivana e a sua figlia Roberta è sempre la stessa: cos’è davvero successo a Giuseppe? È morto come dice la famiglia che si era creato in Polonia o è ancora vivo e ha davvero bisogno d’aiuto, come ha raccontato un giovane alla figlia e alla moglie che vivono a Grosseto?
Giuseppe aveva un ristorante pizzeria a Torun che portava il suo nome. Da trent’anni faceva avanti e indietro tra la Polonia e Grosseto. Nella città dell’Est Europa aveva una compagna, conosciuta in un night club a Livorno, dalla quale aveva avuto un figlio che oggi ha 21 anni. Ivana però non ha mai divorziato da Giuseppe. «L’ultima volta che è venuto a Grosseto - racconta - anziché ripartire da solo, è venuto a prenderlo un ragazzo giovane con la fidanzata, entrambi polacchi. Mi aveva detto che si trattava di un giovane che lavorava nella pizzeria e che era in Italia. Io li ho ospitati e ho cucinato per loro le pappardelle con il ragù di cinghiale. Quel ragazzo era il figlio primogenito della sua amante ma l’ho scoperto solo dopo». Due famiglie, distanti migliaia di chilometri l’una dall’altra. Due famiglie e due vite differenti.
Ora il castello di sabbia costruito dall’uomo è venuto giù. «Quello che proprio non tollero - aggiunge Ivana - è questo insistere sul fatto che io sia divorziata. Non lo sono. Ma per far valere quello che è un mio diritto devo portare in tribunale il certificato di matrimonio che però deve essere giurato e ho bisogno di un interprete polacco. Tutto questo perché là mi hanno voluta cancellare dalla vita di mio marito». —
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