Il Tirreno

Grosseto

Reati provati ma prescritti Il pm chiede l’archiviazione

Pierluigi Sposato
Reati provati ma prescritti Il pm chiede l’archiviazione

«Esisteva un’associazione per delinquere facente capo a Studio Verde Episodi analoghi negli altri filoni, però i fatti risalgono troppo indietro nel tempo» 

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GROSSETO

Tutto provato, tutto riscontrato. A dimostrarlo c’è la sentenza con le condanne per Pandora 1, «condanne importanti». È vero che si trattava soltanto di uno dei numerosi filoni che riguardavano le truffe ai danni delle assicurazioni in tema di risarcimenti per incidenti stradali, quello cosiddetto Studio Verde: ma anche per gli altri indagati «le valutazioni di fondatezza degli elementi a carico possono essere reputate di qualità analoga a quella che ha condotto alle condanne». Però bisogna prendere atto che è sopraggiunta la prescrizione (per due casi i fatti non sussistono).

E per tutte queste motivazioni, il sostituto procuratore Marco Nassi ha chiesto al gip l’archiviazione di 116 posizioni del fascicolo 08/5218, cioè degli indagati per vicende rimaste estranee al primo procedimento andato davanti ai giudici del collegio e con nominativi che figurano magari anche in quel filone: in altre parole, nomi ricorrenti anche nel processo Studio Verde oppure del tutto estranei, perché appartenenti ai filoni 2 o 3 (nel frattempo, a luglio era stato notificato il fine indagini per il filone 4).

Il pm aveva formulato la richiesta a fine giugno, prima del deposito delle motivazioni, ma già in quel momento si era sentito in grado comunque di affermare che le 35mila pagine di indagini della polizia stradale raccolte in 38 faldoni «hanno permesso di fare luce su un fenomeno endemico ben radicato sul territorio maremmano, che opera in termini sostanzialmente affini e ripetitivi nonostante la diversità e il numero dei protagonisti e i differenti centri di imputazione delle condotte illecite».

E così il dottor Nassi ricostruisce modalità e dinamiche, quelle emerse nel dibattimento, che coinvolgono falsi incidentati, medici, infermieri, appartenenti alle forze dell’ordine (e nella richiesta di archiviazione anche avvocati - sono queste le categorie lavorative cui appartengono gli indagati), ciascuno dei quali avrebbe un vantaggio economico di qualche tipo. Per Studio Verde, gli imputati approdati al dibattimento davanti al collegio (alcuni avevano patteggiato in precedenza) sono stati 53, per oltre 90 capi di imputazione. La sentenza, secondo il pm, ha dimostrato «la bontà dell’attività di indagine svolta in fase preliminare e della complessiva impostazione accusatoria: al di là delle pronunce dichiarative dell’estinzione di molti reati per intervenuta prescrizione e di pochissime assoluzioni di posizioni marginalissime, delle quali tutte, tranne una, sollecitata dallo stesso pubblico ministero, sono state emesse condanne importanti ed è stata affermata come esistente e riferibile all’agenzia di infortunistica stradale Studio Verde un’associazione per delinquere di cui erano parte anche i medici, finalizzata alla commissione di reati di corruzione, varie falsità in atti e truffe».

Ci sono poi altri tre filoni (con avvisi di fine indagini già notificati) con casi analoghi. Il pm ravvisa elementi significativi nei confronti di questi indagati e ritiene che, se fosse stato messo in piedi il processo, le conclusioni di fondatezza potrebbero essere state analoghe: «Ad oggi, tuttavia, occorre prendere atto del fatto che tutti i reati loro ascritti sono estinti per l’intervenuta prescrizione, trattandosi di episodi assai risalenti nel tempo» (le perquisizioni, lo ricordiamo, datavano dicembre 2009) e per questo ecco la richiesta di archiviazione. —



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