«Carabiniere estraneo ai fatti Non c’è nulla contro il medico»
LA STORIANel caso di un indagato gli elementi raccolti sono «inidonei a sostenere l’accusa in giudizio»; nell’altro «inducono a concludere per l’estraneità dello stesso ai fatti criminali refluita...
LA STORIA
Nel caso di un indagato gli elementi raccolti sono «inidonei a sostenere l’accusa in giudizio»; nell’altro «inducono a concludere per l’estraneità dello stesso ai fatti criminali refluita all’interno dell’indagine Pandora». Così scrive il pm Marco Nassi a proposito di due indagati per i quali non chiede l’estinzione del reato per prescrizione: per loro non ci sono proprio elementi. Il primo è il medico Paolo Bellettini, il secondo il carabiniere Marco Fiorillo.
Quest’ultimo era finito sotto inchiesta (e la Procura definisce comunque «giustificata» dalle indagini in corso in quel momento l’iscrizione nel registro degli indagati) a causa di alcune intercettazioni nei confronti del medico ortopedico Giuseppe Retali nel quale il militare venne ascoltato mentre prendeva accordi per un successivo incontro. Incontro cui assistette la polizia stradale (agosto 2009): ci fu un passaggio di qualcosa di mai identificato che il medico metteva in tasca senza guardare. Non ci sono profili di illeceità nemmeno nelle telefonate che Fiorillo aveva avuto con un avvocato grossetano e che riguardavano una causa personale e della famiglia con una compagnia assicuratrice. L’avvocato aveva poi chiesto al carabiniere informazioni a una presunta denuncia nei suoi confronti: Fiorillo aveva spiegato che una persona si era presentata al piantone ma che era stato invitato a tornare a causa della mancanza di personale.
Per Bellettini, al centro c’era la relazione medico legale riguardante una donna rimasta coinvolta in un incidente stradale oggetto di indagini: la donna aveva disconosciuto la relazione del medico, dichiarando di non averlo mai incontrato e così Bellettini fu iscritto nel registro degli indagati. «A ben vedere Bellettini era al tempo medico fiduciario di svariate compagnie assicuratrici e non medico di parte dell’infortunata o collaboratore di studi di infortunistica cosicché non si vede ragione alcuna per ipotizzare un suo coinvolgimento nei fatti illeciti oggetto di indagine». Diversamente sarebbe stato se gli episodi fossero stati più di uno: invece ce ne fu uno solo e il disconoscimento «è indice invece di un possibile errore» della donna, che venne «effettivamente liquidata dalla compagnia assicurativa rappresentata da Bellettini, così dando ulteriore conferma al fatto che le sue condizioni di salute vennero realmente verificate». — P.S.
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