Assegni, più di 2 milioni di euro a vuoto
I protesti sono comunque in diminuzione del 13,5%, ma non è un buon segnale: per l’esperto è l’economia che non gira più
grosseto
Dall’Amiata alla costa maremmana, scendono i protesti – cioè i titoli di credito utilizzati per pagare un debito e che all’incasso si rivelano “scoperti” – eppure, sorpresa, non è una buona notizia, mette in guardia l’esperto.
Come ogni anno, il Centro Studi e Ricerche della Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno ha monitorato l’andamento dei protesti nel corso dei dodici mesi. E il risultato è che nel 2017– rispetto all’anno precedente – in provincia di Grosseto è significativamente diminuito il numero complessivo di assegni, cambiali e “pagherò” emessi a vuoto: i titoli di credito firmati da chi aveva un debito e non coperti da liquidità scendono del 13,5% in termini di volume e del 24,6% in termini di valore. Nel 2017 sono stati complessivamente 1.900 i protesti per un importo complessivo di oltre 2 milioni e 200mila euro: si tratta di una bella cifra, soprattutto per chi parte di quei soldi ancora li aspetta e nonostante il trend al ribasso del fenomeno. L’importo medio per protesto ha sfiorato quota 1. 200 euro, soglia inferiore alla media toscana (1. 380 euro). I titoli di credito-carta straccia maremmani sono pochi rispetto a quelli intercettati nelle altre province toscane: rappresentano numericamente il 7% del totale regionale – che ammonta a circa 27mila protesti – e il 6% dell’importo complessivo dei crediti non riscossi che è di 37 milioni di euro.
I dati sui protesti arrivano da una banca dati di Infocamere che raccoglie le informazioni inserite da ogni Camera di Commercio, ente deputato alla tenuta del Registro dei protesti. La Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno ha poi messo a punto un approfondimento sulle due province di competenza: Grosseto e Livorno; anche nella città labronica si riscontra una diminuzione – come in Maremma e nel resto della Toscana – anche se meno repentina rispetto a Grosseto.
Diminuiscono ma c’è poco di che rallegrarsi. Il risultato è l’effetto di due fattori che operano in tandem. Primo: l’utilizzo di mezzi di pagamento alternativi rispetto all’assegno che è stato soppiantato dalla carta di credito. Secondo, e questo preoccupa di più, la stasi dei consumi e di tutto ciò che intorno ad essi ruota: chi non fa non falla; chi non cammina non inciampa. «L’andamento dei protesti – spiega Mauro Schiano, responsabile del Centro Studella Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno – è un indicatore di solvibilità e non del buon stato di salute dell’economia; anzi, l’aumento di essi può denotare un certo dinamismo; va da sè che deve esserci un equilibrio tra quanto si muove e quanto si protesta. La riduzione dei protesti è piuttosto riconducile al fatto che l’assegno è ormai un titolo di pagamento dello scorso millennio e i consumi sono in stasi». –
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google