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L’addio di mamma Cinzia al suo Michele: «Con te 20 anni di vita splendida»
Lacrime in cieloFOLLONICANon appena i ragazzi della quinta B finiscono di leggere i loro ricordi, Cinzia Zanaboni, la madre, va all’altare e prende il microfono. Non era previsto, ma non riesce a...
Lacrime in cielo
FOLLONICA
Non appena i ragazzi della quinta B finiscono di leggere i loro ricordi, Cinzia Zanaboni, la madre, va all’altare e prende il microfono. Non era previsto, ma non riesce a trattenersi. «Questi sono i nostri ragazzi, noi dobbiamo lottare per loro – dice alla folla presente dentro e fuori la chiesa - Sono meravigliosi. Io e Giacomo (il padre, ndr) abbiamo avuto vent’anni di vita splendida con Michele: ha fatto tante cose e voi ne siete la testimonianza». Il feretro bianco di Michele Maccianti è sotto gli occhi storditi di tutti. Al pulpito si alternano prete, sindaco, insegnanti e compagni di classe, ripetendo la stessa frase: «non ci sono parole». E tra le panche inumidite dagli abiti bagnati dalla pioggia nessuno dice nulla. «Anche il cielo piange il mio bimbo», dice la madre. Quando il feretro lascia la camera ardente piove a dirotto. L’acquazzone accompagna il viaggio fino alla chiesa di San Paolo della Croce, poi il sole torna a far capolino in direzione del mare. «Quel mare che Michele amava e conosceva», dicono in chiesa, ma che venerdì ha trattenuto il 19enne più del sopportabile, fino a rapirlo ai suoi cari. «Il nostro compagno di pesca più giovane, quello che prometteva bene», ricordano dal Circolo Sub follonichese. Poco distante dall’altare è seduto Andrea Ancillotti, il compagno della madre, l’uomo che ha recuperato Michele dalle acque elbane cercando di salvarlo. Non parla, il suo volto sì. Il sindaco Andrea Benini ha la voce spezzata dall’emozione e testimonia «l’abbraccio di tutta la città», ieri a lutto. Don Gregorio invita a una preghiera silenziosa perché, appunto, «non ci sono parole». L’espressione delle centinaia di persone è di tutti la stessa: impietrita, incredula, con le lacrime che si mescolano a pioggia e sudore. Poi eccoli, i ragazzi della quinta B. Eccoli i ricordi di chi ha condiviso lo stesso mondo di Michele negli «anni più importanti della sua breve vita», come dice la professoressa Graziella Poli.
La gita a Lisbona, la bottiglia di spumante subito dopo l’esame di maturità, i biglietti per il concerto di Coez che non verranno mai strappati. Poi la notte di San Lorenzo, l’ultima prima della tragedia. «Siamo stati sulla spiaggia a guardare le stelle – racconta l’amico – Parlavamo di cose più grandi di noi e solo su una eravamo d’accordo: la morte». Cita Epicuro: «nulla è per noi la morte, poiché ogni bene e ogni male è nella sensazione». I genitori si allontanano per la prima volta dal feretro e abbracciano gli amici. «Meravigliosi». E mentre l’aria si gonfia d’incenso, il prete, ora sì, trova le parole. «Ricordate il bene – dice - perché il bene non è mai perso». Parole, le uniche possibili. —
ALFREDO FAETTI
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