«Rischio di essere linciato» Spaccalunotti si discolpa
Gino Fatarelli ha passato due mesi fuori città, gli atti vandalici non sono opera sua Il racconto: «Non posso andare da nessuna parte, aggredito da chi mi riconosce»
GROSSETO
Questa volta Gino Fatarelli sale le scale della redazione del Tirreno con passo sicuro e voce ferma: «Basta scrivere che spaccalunotti danneggia le auto in sosta in città. Spaccalunotti sono io e con questi atti non c’entro nulla. Ne fanno in continuazione, ma io sono stato fuori dalla città per quasi due mesi e da quando sono tornato non ho più tirato sassi contro le auto».
È un fiume in piena, Fatarelli, 63 anni e diverse condanne per quelle pietre scagliate contro i lunotti delle auto. È stato per anni l’incubo della città, dove i raid in centro sono stati quasi sempre ricondotti a lui. «Ma davvero, negli ultimi tempi ho smesso - dice - Sono stato in carcere, poi a lungo ai domiciliari. E ormai ho 63 anni e mi muovo a piedi. Mi spiegate come faccio io spaccare un lunotto in piazza Barsanti e dopo cinque minuti a danneggiare un’auto al Pizzetti? Mica volo».
È uno sfogo, quello dell’uomo che per tenersi lontano dai guai ha passato qualche settimana fuori dalla città. Prima a Roma, ospite a casa di un amico, poi ad Abbadia San Salvatore. Ed è lì, in cima al Monte Amiata, che è successo il primo episodio che ha fatto scattare l’allarme nella testa dell’uomo. «Un uomo mi ha riconosciuto, era un grossetano - spiega - dicendomi che mi conosceva e accusandomi di essere stato io a danneggiare l’auto di sua moglie. Abbiamo litigato, poi si è allontanato. Ma sono stanco di essere sempre accusato di cose che non ho fatto».
Sono passati tre anni dall’ultima volta in cui Fatarelli è entrato in un’aula di tribunale. Il giudice Giovanni Muscogiuri lo aveva condannato a tre anni e 4 mesi, per aver spaccato il parabrezza di una Punto del Comune, parcheggiata in via dei Mille. «Ho scontato la pena ai domiciliari - dice - e quando sono potuto uscire da casa, sono andato via da Grosseto. Ma se vado a fare una passeggiata a Marina di Grosseto o a Principina, in tanti mi riconoscono e mi accusano. Rischio di essere linciato e questa situazione mi dà pensiero. Non voglio mettermi di nuovo nei guai».
Di auto danneggiate, negli ultimi tempi, ce ne sono state parecchie in città. Parabrezza e lunotti spaccati con una sassata, nella maggior parte dei casi. La firma insomma, sembrava quella di Gino Fatarelli. «Ma quale firma e firma - dice - Chi compie questi atti vandalici non si comporta come ho sempre fatto io. Quando stavo male, riuscivo a spaccarne molte in una notte di auto. Ora sto bene e non mi sono riavvicinato a nessun lunotto: vado al mare, nuoto, cerco di vivere una vita tranquilla. Ma sono stanco di essere sempre accusato per cose che non ho più fatto. Una donna qualche giorno fa mi ha minacciato di darmi una coltellata perché credeva che le avessi spaccato il parabrezza. Io spaccavo lunotti, non parabrezza».
Alcune delle condanne che portano il suo nome non sono ancora diventate definitive.
«Probabilmente dovrò tornare in carcere - dice - Ma non è questo che mi dà pensiero. Mi dispiace solo essere accusato di cose che non ho fatto. Quando sono stato fermato perché avevo spaccato auto in sosta e quasi sempre nella stessa zona, mi sono sempre assunto le mie responsabilità». —
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