Conserve Italia investe ancora: un milione per l’oro rosso
Sta entrando a pieno regime la campagna per la lavorazione del pomodoro In 400 al lavoro nello stabilimento di Albinia ricostruito dopo l’alluvione
ALBINIA. Lo stabilimento di Conserve Italia di Albinia è in pieno fermento. La campagna della lavorazione del pomodoro è iniziata e, tra qualche giorno, sarà a pieno regime.
Dalla sua nascita sono trascorsi 50 anni. In programma c’è un investimento da 1 milione di euro nel biennio 2018 – 2019. Era il 1968 quando nasceva lo stabilimento della Conalma (nome col quale ancora molti identificano la fabbrica). «La Conserve Italia di Albinia – spiega in un incontro con la stampa avvenuto proprio dentro l’azienda, il presidente di Conserve Italia Maurizio Gardini – impiega circa 400 dipendenti fra stagionali e fissi (44 fissi, 341 stagionali). La fabbrica (113mila 400 metri quadrati di cui 20mila 400 coperti) genera sul territorio circostante un impatto economico di circa 7 milioni di euro fra stipendi, tasse, contributi e indotto per le aziende fornitrici. Oltre a rappresentare un importante presidio occupazionale per la zona, è un fondamentale punto di riferimento per i nostri soci tosco – laziali che conferiscono ad Albinia pomodoro per un valore di 5 milioni di euro. Siamo ben felici di poter presentare questi numeri positivi all’interno di uno stabilimento ricostruito dopo l’alluvione del 2012 che aveva causato circa 20 milioni di euro di danno».
Dentro la fabbrica ci sono le targhe che segnano il livello raggiunto dall’acqua e dal fango che il 12 novembre invase la fabbrica. Ogni singolo macchinario venne ripulito e rimesso in funzione. Dove non fu possibile riparare i macchinari vennero ricomprati nuovi. A luglio 2013 la fabbrica di Albinia riaprì pronta per la stagione. «Altri avrebbero delocalizzato – dice il presidente – noi siamo rimasti e siamo cresciuti».
Dello stabilimento di Albinia è direttore Enzo Rossi. «Dal 2013 al 2017 – aggiunge Rossi – la quantità del prodotto trasformato in questo stabilimento è cresciuta del 32 per cento e per la campagna in corso che sarà più lunga del solito a causa delle piogge che hanno ritardato la piantumazione delle piante di pomodoro in primavera, prevediamo una ulteriore crescita dell’8 per cento così da arrivare a 67mila tonnellate. Parliamo di 64 milioni di pezzi prodotti fra bottiglie e scatole vendute in tuto il mondo col marchio Cirio e Valfrutta e con i marchi commerciali della grande distribuzione. Da quest’anno lavoreremo il prodotto anche per il marchio Pomodorissimo della Santa Rosa di cui abbiamo acquisto il marchio e confidiamo di poter raggiungere in futuro in piena capacità produttiva del sito pari a 85mila tonnellate». Albinia è uno stabilimento all’avanguardia: «È certificato da un ente esterno – spiega Rossi – per la sicurezza sui prodotti secondo le norme Brc e Ifs e certificato per la produzione biologica da agricoltura biologica, da lotta integrata, 100 per cento pomodoro italiano e monitoraggio dell’impatto ambientale».
Le acque della fabbrica scaricano nel fiume Albegna e la certificazione ambientale attesta che non danneggiano le acque del fiume né tanto meno quelle del vicino mare. «Dopo aver coperto i costi per la ricostruzione dopo l’alluvione – conclude Gardini – Conserve Italia ha previsto nel biennio 2018 – 2019 un investimento di 1 milione di euro destinati ad aumentare le potenzialità produttive con interventi di ampliamento del magazzino e ammodernamento tecnologico delle linee di lavorazione». Della lavorazione del pomodoro non si butta nulla. I semi e la buccia sminuzzata diventano cibo per gli animali. —
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