Il tribunale sbaglia La multa per l’errore la paga il Comune
La cancelleria aveva permesso la trascrizione del divorzio ma ancora non erano passati i sei mesi necessari
SCARLINO
La sanzione non è alta. Non arriva a 900 euro e per delle casse comunali non è poi una cifra folle. Quello che colpisce, però, è che a pagare debba essere il Comune (e quindi i cittadini) di Scarlino, quando l’errore è stato chiaramente commesso dagli uffici del tribunale di Grosseto. Lo stesso che poi ha condannato l’ente, per una trascrizione errata sui registri dell’ufficio anagrafe che proprio la cancelleria aveva chiesto di apportare. La causa è una causa di divorzio e risale a sette anni fa, anche le sue conseguenze (quantomeno curiose) sono arrivate solo adesso.
«Sono gli aspetti incredibili della giustizia italiana», ha detto con tono sconsolato l’assessore scarlinese al Bilancio Francesca Mencuccini. Il caso infatti è divenuto pubblico nel corso dell’ultimo consiglio comunale, quando è stato approvato il debito fuori bilancio per la condanna arrivata dal tribunale. «L’ennesima causa persa», ha attaccato l’opposizione. Ma questa è una vicenda del tutto particolare, dove procedure burocratiche e letture delle sentenze si mescolano per offrire colpi di scena inediti.
La storia inizia nel 2011, quando due coniugi scarlinesi decidono di divorziare davanti al tribunale di Grosseto. La causa finisce con l’esito sperato, arriva la sentenza e gli uffici del tribunale la inviano all’ufficio anagrafe del Comune, che dal canto suo, come da prassi in questi casi, provvede a modificare lo status sul registro da “sposato” a “divorziato”. La procedura però non è del tutto corretta, perché la sentenza viene inviata al municipio scarlinese prima dei sei mesi dopo i quali può essere considerata in giudicato. I sei mesi di tempo, insomma, entro cui una delle parti può decidere di impugnarla.
L’ufficio anagrafe invece, dal canto suo, ha l’obbligo di apportare le modifiche di una sentenza non appena questa gli viene inviata.
L’errore in sé non avrebbe portato ad alcuna conseguenza, non fosse che uno dei due coniugi, una volta notificato il cambio di status sul registro prima dello scadere dei sei mesi, sia andato in Comune per chiedere di correggere la modifica. Richiesta legata a questione sostanzialmente fiscali dell’interessato. Solo che per poter tornare indietro di fronte a una modifica simile occorre un’altra sentenza da parte del tribunale stesso. L’interessato comunque insiste e presenta richiesta al tribunale. Passano così sette anni e alla fine del 2017 un funzionario del tribunale ammette l’errore. Ecco dunque la nuova sentenza che consente la modifica, solo che il tribunale, sebbene ricostruisca la vicenda, abbia considerato il Comune come soggetto soccombente, quindi condannabile.
Una multa neanche salata, 875 euro, e certamente le spese legali per impugnare la sentenza sarebbero state più alte. Solo che così alla fine, paga Scarlino per l’errore del tribunale. —
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