Il Tirreno

Grosseto

arrestato 

Picchia familiari e carabinieri In aula minacce al giudice

Picchia familiari e carabinieri In aula minacce al giudice

Soffre di uno scompenso psicotico: dovrà andare  in un carcere attrezzato per le  cure. I maltrattamenti  duravano da tre anni

2 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Minacce di morte, urla, offese, mobili danneggiati. Un inferno che andava avanti da tre anni. Episodi continui, l’ultimo giovedì sera. E quando proprio l’altro giorno i carabinieri sono intervenuti, ce ne sono state anche per loro: calci e pugni, militari finiti a terra e giudicati guaribili in sette giorni.

Maltrattamenti in famiglia e resistenza con lesioni i due reati per i quali è finito in cella, arrestato in flagranza, un uomo di 35 anni, abitante in un centro della zona nord della provincia. Una persona che ha bisogno di cure e che da quasi dieci anni soffre di uno scompenso psicotico: due i ricoveri certificati. Non si può fare a meno di curarlo e per questo motivo il giudice Sergio Compagnucci ha disposto, oltre alla convalida, anche la destinazione in un istituto penitenziario attrezzato per accogliere infermi o minorati psichici. L’aver disposto il carcere non è andato giù all’uomo, che ha inveito contro il giudice e che già nel corso delle fasi preliminari della convalida aveva pronunciato frasi ad alta voce, tali da essere sentite anche nel corridoio antistante l’aula del Tribunale dove è avvenuta l’udienza; è stato poi invitato a moderarsi sia dall’avvocato d’ufficio Dario Chielli sia dai militari che lo avevano accompagnato in manette al palazzo di giustizia. E sempre in manette ne è uscito, tra le dita una sigaretta da fumare il prima possibile.

Soltanto il carcere, per quanto con apposite sezioni di cura, è secondo il gip l’unica misura adeguata. Impossibile metterlo ai domiciliari, perché c’è il rischio che l’uomo continui nelle vessazioni. Le minacce a carabinieri e giudice anche in udienza dimostrano che si tratta di una persona che non sa controllare i propri impulsi. Chiaro in ogni modo il quadro investigativo ed evidenti i gravi indizi di colpevolezza: che i maltrattamenti andassero avanti da tempo lo dimostrano varie denunce e anche un certificato del pronto soccorso di pochi giorni fa, con le cure ricevute dalla madre. E l’atteggiamento tenuto dall’indagato in aula ha confermato la veridicità delle frasi dei suoi familiari. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani