Il Tirreno

Grosseto

Due gioielli da recuperare: il sogno del Fai in un clic

Francesca Ferri
Due gioielli da recuperare: il sogno del Fai in un clic

Ponte Tura alla Steccaia e la cripta dell’abbazia di Giugnano a Roccastrada candidati tra "I Luoghi del cuore": in palio finanziamenti e visibilità per i restauri

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GROSSETO. Uno è un luogo simbolo della Maremma, la culla della pianura, il punto esatto dove è iniziata la bonifica che ha prosciugato la palude infestata dalle zanzare e ha fatto affiorare la terra.

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Un luogo che attende di essere recuperato da dodici anni, con un progetto da 15 milioni di euro che giace in un cassetto della Provincia di Grosseto per mancanza di fondi.

L’altro ha una storia ultramillenaria ed è un gioiello di architettura, fonte di cultura, impulso per la lavorazione della terra, cantiere di fede e arte, abbandonato, ferito e bisognoso di urgente restauro e sistemazione, anch’essi latitanti per mancanza di fondi.

Ora questi due luoghi, il Ponte Tura alla Steccaia, alle porte di Grosseto, e la cripta dell’Abbazia di San Salvatore a Giugnano, nell’agro di Roccastrada, hanno una possibilità di risorgere. La partita è nelle mani dei cittadini.

La delegazione provinciale del Fai, i Comuni di Grosseto e Roccastrada e la Provincia di Grosseto li hanno inseriti tra “I luoghi del cuore”, il censimento che il Fai fa da nove anni e che premia i luoghi più votati con finanziamenti (400mila euro di cui 50, 40 e 30mila ai primi tre e il resto da spartirsi tra i luoghi con almeno 2mila voti) e con la non secondaria pubblicità e attenzione che il Fondo per l’ambiente italiano garantisce attraverso i propri canali di comunicazione. Visibilità che è importantissima, come sottolinea il capodelegazione del Fai Giovanni Tombari. «Con questo zoom può innestarsi un processo virtuoso che può attirare finanziamenti privati – spiega Tombari –. È però importante arrivare ad almeno 2mila voti». Per votare basta andare sul sito del Fai a questo link: I Luoghi del cuore.
 

E quanto ci sia bisogno di questi fondi, ahinoi, è sotto gli occhi di tutti da molto tempo.

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Se a Giugnano il tempo ormai è quasi scaduto e serve un intervento urgente, il progetto di recupero della galassia di opere idrauliche sparpagliate nella Maremma da Ponte Tura (di proprietà dell’Agenzia del demanio), fino alla Diaccia Botrona (Castiglione della Pescaia), fatta di chiuse, canali, manufatti, ponti, c’è ed è stato elaborato agli inizi degli anni Duemila dal team guidato dall’architetto Pietro Pettini, con la consulenza dell’associazione L’Altra città. Prevede un museo, un ristorante, un punto d’osservazione a Ponte Tura e la creazione di itinerari ciclopedonali fino a Casa Ximenes. Il Tirreno lo ha raccontato con un ampio reportage nel 2015.

Tirato fuori dal cassetto di recente, il progetto ha bisogno di soldi per essere realizzato. «La Provincia lo sta valutando con la Regione attraverso dei tavoli di lavoro – spiega la consigliera provinciale con delega alla cultura Olga Ciaramella – Abbiamo fatto un incontro a giugno e a settembre incontreremo il ministero per i Beni culturali. Stiamo ancor a lavorando per quantificare i costi». Che, visti gli anni passati, potrebbero essere aumentati.

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La cosa però non scoraggia i proponenti. Che, anzi, strizzano l’occhio all’Unesco con la speranza di poter presentare, un giorno, la “Candidatura delle grandi bonifiche idrauliche lorenesi della Piana grossetana”. Il lavoro è già iniziato, promotori sono Comune di Grosseto, Comune di Castiglione della Pescaia, Provincia di Grosseto, Consorzio Bonifica, Università degli Studi di Siena, Regione Toscana e Parco Regionale della Maremma.

«Tante strutture della bonifica sono già funzionanti e quindi candidabili, ad esempio Casa Ximenes – spiega il vicesindaco di Grosseto Luca Agresti – Questo ci consente di convogliare l’attenzione dell’Unesco sul nostro progetto. Abbiamo due anni per elaborare un documento più completo». Nel frattempo, si può fare molto anche con un click, quello per “I luoghi del cuore”. —

 


 

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