Italia
Ore 17.10 di sabato: chiude la biglietteria della stazione
Nuovo orario, ridotto, per lo scalo grossetano. Incredulità e disagi tra i passeggeri Assalto alle macchinette e nessuno in giro a cui rivolgersi per chiedere lumi
L’altoparlante annuncia lo sciopero che fermerà i treni dalle 21 di sabato 21 luglio alla stessa ora di domenica 22. «Per informazioni, rivolgersi alla biglietteria», chiude la voce che risuona in tutta la stazione. Peccato che sono le 17.11 di sabato 21 luglio e la biglietteria ha appena chiuso. «Che c’è, lo sciopero di già?», chiede la signora Diana Brutti, appena entrata nell’atrio.
No, non è l’effetto dello sciopero. È il nuovo orario della biglietteria della stazione di Grosseto. In piena estate e con il carico di viaggiatori raddoppiato per i turisti che arrivano e i maremmani che partono, invece di incrementare il servizio, Trenitalia riduce l’orario della biglietteria nel fine settimana: il sabato la chiude alle 17.10, invece che alle 20.05 come è nei giorni feriali (apertura alle 6), e la domenica la apre alle 9.10 (fino alle 20.05), invece che alle 6 come nei giorni feriali.
E pensare che dalle 17 alle 22.27 – ultimo treno in circolazione – viaggia una ventina di convogli. Il biglietto, ovviamente, si può sempre fare on line, attraverso la app oppure nelle macchinette automatiche in stazione. Nell’atrio dello scalo grossetano ce ne sono quattro.
Ma chi ha bisogno di informazioni o semplicemente non ha dimestichezza con la tecnologia, oppure deve sbrigare altri tipi di operazioni (rimborsi, ad esempio) o segnalare qualcosa, troverà davanti a sé il vetro con la veneziana bianca tirata giù e la scritta, a mano, «Chiuso».
Questo ha trovato ieri la signora Brutti, diretta a Roma, e come lei tutti i viaggiatori in transito. «Sì, è davvero un disservizio – dice Diana –. A me non piacciono le macchinette. Spero di trovare qualcuno che mi aiuti a fare il biglietto».
Nelle stesse condizioni Svetlana e Marina, due signore dirette ad Orbetello. «Ma come, chiusa? E allora lo posso comprare a bordo il biglietto?», chiede Svetlana. Il sovrapprezzo non la spaventa. «Saranno pochi euro«, dice. Poi si gira verso le macchinette. Potrebbe usare anche quelle. «Ma non so come si fa. Mi può aiutare lei?», chiede.
C’è anche chi la biglietteria neanche la guarda. Un giovane, cappello in testa e Converse ai piedi, va diretto alla macchinetta, digita con sicurezza sullo schermo, paga e ritira il biglietto.
Così anche Benedetta Cicerchia, che è diretta a Scarlino. «Quasi sempre lo faccio alle macchinette perché alla biglietteria c’è sempre la fila, però mi rendo conto che qualcuno può avere difficoltà».
Intanto l’atrio comincia a riempirsi. A breve, alle 17.30, parte un regionale veloce per Roma, seguito da un Intercity per Ventimiglia (17.39), da un altro regionale per Campiglia (17.43), da un regionale per Siena (17.55). Alle macchinette si formano delle file; i passeggeri, più che arrabbiati, sembrano scoraggiati. Molti arrivano con il biglietto già fatto che spunta dal taschino o fa capolino tra i giornali, anch’essi comprati altrove.
Anche l’edicola – dirimpetto alla biglietteria – è chiusa, e già da un anno e mezzo. Insomma, il “presidio umano” sembra scomparso o comunque ridotto all’osso. Resistono il tabacchi e il bar, più defilati rispetto all’atrio.
Già negli ultimi due fine settimana la biglietteria ha funzionato con un solo operatore. Per dare un’idea, nel 2009 i due sportelli erano sempre aperti e in più era aperto l’ufficio informazioni. Ora il bigliettaio è uno solo, deve anche fare da assistente a chi chiede informazioni e a volte è pure l’unico ferroviere presente alla stazione. Altre volte, poi, non c’è neanche lui. Come ieri dalle 17.10 in poi. —
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