Il Tirreno

Grosseto

da utopia a realtà 

Maiano Lavacchio: primo sopralluogo, la sfida è partita

Francesca Ferri
Da sinistra in senso orario: l’architetto Edoardo Milesi si consulta con gli altri professionisti davanti alla scuolina di Maiano; il geometra Paolo Vimercati mostra il progetto e analizza il muro esterno; l’architetta Alba Lamacchia all’interno dell’edificio; il rendering del progetto elaborato dallo studio Archos di Edoardo Milesi; di nuovo Milesi (foto Agenzia Bf)
all’interno della struttura.
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Da sinistra in senso orario: l’architetto Edoardo Milesi si consulta con gli altri professionisti davanti alla scuolina di Maiano; il geometra Paolo Vimercati mostra il progetto e analizza il muro esterno; l’architetta Alba Lamacchia all’interno dell’edificio; il rendering del progetto elaborato dallo studio Archos di Edoardo Milesi; di nuovo Milesi (foto Agenzia Bf) all’interno della struttura.

L’Isgrec trasformerà la scuola simbolo della strage fascista in luogo di crescita culturale con un progetto firmato Milesi

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MAIANO LAVACCHIO. Il geometra Paolo Vimercati passa palmo a palmo tutta la parete esterna, dando dei colpetti con le nocche per “ascoltare” il muro, come un medico che visiti un paziente. In questo caso il “paziente” non se la passa poi così male. «Bisognerà dare innanzitutto una ripulita, ma all’interno abbiamo controllato: non c’è niente di strutturale, non ci sono tramezzi: è un volume unico e questo ci aiuterà a realizzare gli spazi che vogliamo», dice l’architetto Edoardo Milesi. La collega Alba Lamacchia prende nota, mentre l’ingegnere Milton Biliotti si fa avanti: «Piano sicurezza e parte elettrica possiamo farli noi della Cooperativa civile». Loriano Valentini, del consiglio direttivo dell’Isgrec, guarda la corte esterna: «Vediamo anche di trovare qualcuno che si occupi del giardino».

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Il progetto di recupero e riuso della scuolina di Maiano Lavacchio – luogo simbolo della strage nazifascista costata la vita agli undici Martiri d’Istia, giovanissimi di Istia d’Ombrone fucilati dai fascisti il 22 marzo 1944 – è partito ufficialmente nei giorni scorsi quando si è dato appuntamento nel piccolo borgo del comune di Magliano in Toscana il pool di professionisti della Cooperativa civile stp (società tra professionisti), quindici tra ingegneri, architetti, geometri, geologi, topografi, gratuitamente prestati alla causa sposata dall’Istituto storico grossetano della Resistenza e dell’età contemporanea che l’anno scorso ha vinto il bando del Comune di Magliano per restituire vita alla struttura. Con loro Milesi che, con il suo studio Archos, altrettanto gratuitamente ha elaborato il progetto di recupero e riuso.

La scuola è un piccolo edificio a un piano, ad oggi con doppio ingresso. Sulla sinistra, saliti tre gradini, si accede a quella che era l’abitazione del maestro: una cucina, un piccolo bagno, una camera. Dentro ci sono ancora i vecchi mobili, ormai consumati e coperti di polvere, stoviglie, materassi. Nel bagno è rimasto perfino il pennello da barba sulla mensola sotto lo specchio. Sulla destra c’è la porta d’ingresso della scuola: un corridoio ingombro di cartoni, un’aula sulla destra, un ufficio in fondo a sinistra, un bagnetto. Due vecchi banchi e una stufa sono quel che resta degli arredi. Un manifesto elettorale del 2013 indica l’ultima volta che la scuola è stata aperta e utilizzata.

L’obiettivo è trasformare questo spazio in un luogo di relazioni e di produzione e crescita culturale attraverso lo studio attivo della storia nella contemporaneità. Ci saranno una foresteria per studenti e studiosi, una cucina biblioteca, spazi per eventi. «Alzeremo la terrazza di due gradini – spiega Milesi – e ne faremo uno spazio di 24 metri quadrati da usare per la didattica, i laboratori all’aperto, le proiezioni, che possono essere fatte sulla parete esterna della scuola».

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L’altro grande spazio sarà la cucina biblioteca, 35 metri quadrati, ricavata nell’ex aula, l’unica della scuolina. Una seconda stanza sarà la biblioteca-sala consultazione da 17 metri quadrati, vicina al dormitorio, il quale ospiterà tre letti. Due bagni completano la struttura. «Con questo sopralluogo – spiega Valentini – iniziamo la parte operativa del progetto, stabiliamo il cronoprogramma. Poi ci sarà tutta la parte delle procedure amministrative. Contiamo di aprire il cantiere a settembre». —
 

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