Turbativa d’asta Degortes assolto anche in Appello
Si è concluso a Firenze il processo Millevini: la finanza eseguì le perquisizioni anche in Maremma, nelle attività e a casa dell’imprenditore
GROSSETO
Assolto anche dalla Corte d’Appello: «Segno che il teorema Degortes e il sistema Siena non esiste. Per me l’incubo era già finito, dopo la sentenza dei giudici di primo grado, oggi ho solo avuto la certezza che la Procura di Siena avesse imboccato la strada sbagliata». Sono queste le prime parole pronunciate da Antonio Degortes dopo la sentenza in Appello del “processo Millevini”. L’imprenditore era stato indagato per turbativa d’asta: con lui erano finiti nei guai anche il fratello Alberto e Giada Maniscalco per i quali già prima del processo era stato chiesto il proscioglimento da parte del pm, e l’ex presidente dell’Enoteca Claudio Galletti e l’ex direttore Fabio Carlesi (finiti a processo per falso ideologico e turbativa d’asta). Il tribunale di Siena, già durante il processo di primo grado, aveva assolto i tre. Ma la Procura aveva deciso di presentare appello, e ieri a Firenze, i giudici hanno confermato quanto già stabilito dal tribunale in primo grado: tutti assolti. Degortes era difeso dagli avvocati Roberto Baccheschi e Roberto Martini che hanno dovuto rispondere al procuratore generale che ha presentato un ricorso di oltre venti pagine. «Lo scandalo Millevini che a Siena ha tenuto banco a lungo – dice l’avvocato Martini – si è concluso con un nulla di fatto. Ora speriamo davvero di essere arrivati alla fine di questa vicenda». La Procura potrebbe infatti decidere di fare ricorso in Cassazione.
L’indagine, quando partì, arrivò anche in Maremma dove la guardia di finanza aveva perquisito l’abitazione dell’imprenditore e l’ufficio del suo commercialista sequestrando pc, documenti e telefoni cellulari.
Tutto era cominciato quando Degortes si era aggiudicato il locale senese, l’Enoteca Millevini appunto.
Il piano industriale presentato dall’imprenditore era stato ritenuto il migliore e il ristorante dove lo chef era proprio Alberto Degortes, aveva aperto i battenti.
Una fonte confidenziale però aveva spifferato alla Procura che quel locale era stato affidato senza gara, necessaria per un ente pubblico. Da lì era partita l’indagine. «Quello che però si era voluto dimostrare con questa inchiesta - dice l’avvocato Roberto Baccheschi - era il teorema tale per cui a Siena Degortes e le persone che in qualche modo erano a lui legate, fossero capaci di influire nella vita della città e dell’economia. La sentenza d’Appello è molto importante per noi, perchè davanti al tribunale di Genova è incardinato un altro procedimento». Questa volta è stato Degortes a rivolgersi ai magistrati dopo la messa in onda della puntata delle Iene nella quale si parlava dei festini a luci rosse organizzati a Siena e delle amicizie dell’imprenditore.
«L’assoluzione anche in Appello mina le fondamenta del teorema della Procura di Siena - dice ancora Baccheschi - lo stesso che è stato sostenuto anche dalla trasmissione citata per diffamazione». —
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