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la lettera

«Spesso a noi grossetani di vedere cassonetti dell’indifferenziata stracolmi di rifiuti di ogni genere per i quali non dovrebbe essere così difficile elevare le previste sanzioni, ma non si capisce bene se la polizia locale ha istruzioni al riguardo».

Inizia così una nota scritta da un lettore de Il Tirreno, Franco Polverino, sulla differenziazione dei rifiuti. «Mi rendo benissimo conto - dice - che sia più facile e remunerativo sanzionare il singolo cittadino scrupoloso ma che obiettivamente la polizia si trovi in difficoltà ad applicare correttamente la normativa in materia di differenziazione dei rifiuti».

Il lettore racconta l’episodio che gli è accaduto ieri. La premessa è che «sua moglie sovrintende a una piccola colonia felina che accudiamo; mi sono recato alla Caritas in via Alfieri per lasciare alcuni indumenti. Oltre alla busta degli indumenti ho portato con me un sacchetto dove c’erano tre scatolette vuote di cibo per gatti che pensavo di depositare nei cassonetti proprio fuori della Caritas. Nonostante avessi provato a ripulirle il risultato era lo stesso: i residui sembravano incrostati nella banda stagnata complice il caldo di questi giorni. Ho deciso da bravo differenziatore quale sono che quelle scatolette andavano equiparate al cartone unto soprattutto perché ricordavo che l’assessore della precedente giunta, a una conferenza, in risposta a una mia domanda su dove dovevano essere conferite le scatolette di tonno, mi aveva spiegato che al pari del cartone della pizza unto andavano inserite nel cassonetto dell’indifferenziato, e così ho fatto. Una pattuglia di vigili e ispettori ambientali, dopo aver recuperato, aperto e fotografato il piccolo sacchetto (circa 200 g) mi ha elevato una contravvenzione di 50 euro. Il vigile che ha ispezionato il sacchetto ha provato ad addolcire la pillola richiamando più volte la necessità dell’importanza della differenziazione. Poi ha rigettato il sacchetto nel cassonetto come avevo fatto io qualche minuto prima. Io di mestiere faccio l’insegnante: vi immaginate se dopo aver assegnato un votaccio a uno studente perché ha sbagliato a risolvere un’espressione o problema matematico vado alla lavagna e ripeto lo stesso errore che ho contestato io allo studente? L’ispettore che mi ha elevato la contravvenzione non avrebbe forse dovuto, come faccio io con i miei studenti, dare un piccolo esempio di corretta differenziazione dei rifiuti? Non avrebbe dovuto procedere a una accurata pulizia delle scatolette e accompagnandomi per mano farmi vedere come si procede a un corretto smaltimento delle lattine come da regolamento? Ho chiesto un incontro con l’assessore all’ambiente e non so se mi riceverà. Vorrei sottoporre alla sua attenzione non la sanzione di 50 euro ma questioni che riguardano il controllo dell’acqua, le quantità di diserbanti nei campi, i percolati lungo i fossi o strade a sterro. Se davvero un’ amministrazione è così sensibile al problema di tre lattine di banda stagnata sporche, non dovrebbe sanzionare la diffusa diseducazione ambientale?». —



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