Il Tirreno

Grosseto

Buca del Frate, fascino ma con prudenza: ecco una grotta simile a quella thailandese

Gabriele Baldanzi
Buca del Frate, fascino ma con prudenza: ecco una grotta simile a quella thailandese

La Maremma è terra di cavità amate dagli speleologi. E ce n’è una simile a quella thailandese che ha intrappolato i ragazzi

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GROSSETO. Il fascino misterioso delle profondità appartiene anche alla Maremma. Si chiama turismo speleologico ed è una “passione” di nicchia che conta in provincia qualche decina di praticanti e un vero e proprio esperto di livello nazionale, Carlo Cavanna.

La vicenda dei ragazzi rimasti intrappolati nelle grotte di Tham Luang, in Thailandia, ha riportato di attualità la pericolosità insita nella visita/esplorazione di certe grotte. «La provincia di Grosseto – spiega Cavanna – vanta diverse cavità visitabili, ma soltanto una è paragonabile a quella thailandese: la Buca del Frate, poco sopra Perolla, nel comune di Massa Marittima. Qui, all’interno, troviamo una sorgente che ha creato un torrente sotterraneo scavato tra banchi di travertino. La grotta può diventare pericolosa in caso di pioggia forte; si alza infatti il livello dell’acqua, fino a riempire le sale e a rendere impraticabile l’unico strettissimo passaggio. Solo visitatori esperti sono in grado di scendervi, perché i primi salti necessitano di corde e altre attrezzature».

L’avventura speleologica, specialmente tra i giovani, è particolarmente seducente, forse perché richiama ancora ancestrali rapporti edipici, ma al di là di Freud, in certi momenti, seppure coinvolgenti, si possono verificare quegli incerti del mestiere che a volte mettono a repentaglio la vita degli imprudenti. E il fatto verificatosi in Thailandia ne è un esempio.

Ma quali sono le altre grotte maremmane famose e frequentate? Il Tirreno lo ha chiesto proprio a Cavanna, presidente della Società naturalistica speleologica maremmana.

Le zone di Campiglia, Orbetello, Roccastrada e Massa Marittima, sono quelle a maggior concentrazione di fenomeni carsici e, conseguentemente, suscettibili di pericolosità.

«Campiglia – racconta Cavanna – è nota per la caratteristica di ospitare profonde fenditure che solcano le sue colline calcaree, come la Buca del Serpente, con il rischio, in caso di infortunio, di non riuscire a ritornare in superficie da soli con scale o corde. Ma laggiù, sul fondo, l’acqua non c’è e l’aria è sufficiente. Orbetello, è nota per la bella grotta semisommersa denominata Punta degli Stretti. La grotta si trova cinque metri sul livello del mare, con l’acqua che può compiere, nelle sale, oscillazioni massime di 30-40 centimetri, costringendo i visitatori a superare un laghetto a nuoto (l’acqua è freddissima) o con canottini individuali. I livelli idrici, come detto, risentono soprattutto dell’escursione delle maree, che non sono eccessive».

Roccastrada ha la sua bella grotta sotto il castello del Belagaio, che, non a caso, è chiamata “La Tomba”. Tra il pozzo di primo accesso e la suggestiva galleria finale, tutti scavati sul calcare, si interpone una zona di marne fluide e instabili, che rendono insicura la visita. In passato si è assistito a frane che hanno destabilizzano stalattiti e stalagmiti, facendo temere, in futuro, per la fruibilità.

Sempre nel comprensorio di Roccastrada esisteva, fino a 40 anni fa, la “Grotta Gessarona”, poi spazzata via dalle attività di cava. Al suo interno i più anziani ricordano concrezioni instabili che pendevano minacciose e gli strapiombi improvvisi sul limitare del bosco.


 

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