Il caffè shakerato di Fabio Ricci e l’estate è più fresca al Paperella
In via Grieg dalle 7 alle 22 c’è un locale dove tempestività, cortesia, attenzione sono le parole d’ordine Risultato: clienti affezionati
grosseto
Bar Paperella significa Fabio Ricci. Il locale, in via Grieg a Grosseto nella zona che ospita il luna park, si immedesima in colui che è il suo titolare dal 2010. E il più votato dai clienti nel gioco del Tirreno “Il mio bar”. Tempestività, cortesia, attenzione: sono doti che Fabio, 35 anni, non manca di far sentire al cliente ogni giorno dalle 7 alle 22. «La passione per il bar è la molla che mi guida: sono qui dalle 5.30 per allestire i tavoli e programmare la giornata di lavoro», dice.
L’attività per lui è iniziata per la sua grande forza di volontà che trasmette al bancone, dopo un passato da militare dell’Esercito. Otto anni fa il cambiamento. «Ho iniziato – dice – con corsi di formazione, uno di questi da Pedaccini Caffè da cui ho davvero imparato molto: da come preparare a come servire il caffè». Lo aiuta la dipendente Sarah Murgioni.
Se ogni bar ha il suo cavallo di battaglia, per il Paperella è il caffè shakerato che Fabio prepara con molta cura. «Il rapporto con la clientela – spiega – è quasi familiare, come fossi in un grande gruppo unito: c’è chi viene qui tutti i giorni e si siede per giocare a carte e prendere da bere: ecco, mi metto qui con loro e parlo, per alcuni è come una valvola di sfogo».
Un’attenzione ripagata. Già l’anno scorso il Paperella partecipò al gioco del Tirreno “La commessa dell’anno”. Anche in quell’occasione erano i clienti a segnalare le commesse e molti votarono Caterina, un’ex barista del Paperella.
«Siamo in una galleria qui in via Grieg – continua – e anche se non ci troviamo proprio in centro non ne siamo nemmeno distanti, quindi per il cliente è facile trovarci. Serviamo tutte le fasce d’età ma negli anni ho “coltivato” un gruppo di ragazzi presenti assiduamente e che ogni tanto mi vengono a trovare nonostante lavorino o studino fuori città».
Al bar Paperella si trovano colazioni di tutti i generi «grazie alle pasticcerie di cui ci serviamo – dice Fabio –: non solo caffè e cappuccini ma pure succhi e spremute. A pranzo cibi precotti e qualcosa di espresso; a volte catering. La sera pizza». Questo è un lavoro che Fabio si sente a pelle. «Oltre alla passione serve la cultura del lavoro – conclude – che comporta non sentirsi arrivati». —
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