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Dragaggio del porto e fanghi inquinati Chieste altre analisi

Ivana Agostini

Consiglieri regionali sollecitano esami ad Arpat «Serve chiarezza sulle attività in corso e sulle concessioni»

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TALAMONE

Chiarezza sui finanziamenti pubblici allo scavo e richiesta di nuove analisi sui fanghi. Torna sotto i riflettori il dragaggio del porto di Talamone che inizierà alla fine dell’estate.

Sì Toscana a Sinistra, con i suoi consiglieri regionali Tommaso Fattori e Paolo Sarti, ha presentato una mozione e un’ interrogazione alla giunta regionale sui finanziamenti pubblici allo scavo chiedendo che questi vadano a vantaggio della collettività, «scongiurando ogni ipotesi di privatizzazione della gestione dell’ormeggio».

I due consiglieri hanno anche chiesto di verificare subito concessioni esistenti e lo stato di inquinamento delle acque, individuando eventuali responsabilità. «Per il porto di Talamone sono previsti interventi per più di un milione di euro, dei quali 600mila a carico della Regione Toscana, 150mila del Comune di Orbetello e 350mila dell’associazione consortile - spiegano Fattori e Sarti - Gli scavi finanziati con soldi pubblici devono andare realmente a vantaggio della collettività, scongiurando ogni ipotesi di futura privatizzazione della gestione dell’ormeggio. La nostra preoccupazione è che dietro le quinte si stiano muovendo interessi privati che perseguono un vecchio progetto mai realmente abbandonato: la creazione di una “Marina” da affidare a un gestore unico».

I consiglieri di Sì Toscana a Sinistra, con la mozione, chiedono alla giunta regionale un impegno a sostenere «l’attuale organizzazione dell’approdo turistico di Talamone». Insistono poi sul fatto che si scongiuri «qualsiasi ipotesi che preveda l’isolamento dell’area portuale rispetto al centro abitato e alla popolazione di Talamone, attraverso l’affidamento della sua gestione a un soggetto privato unico. Non siamo tranquilli per il futuro, dato che già nel 2009 Regione Toscana, Provincia di Grosseto e Comune di Orbetello avevano firmato un’intesa preliminare per la creazione di un nuovo porto turistico a Talamone, cui fece seguito una variante al piano urbanistico, bloccata nel 2012».

I consiglieri sollevano anche la questione dell’inquinamento. «Il progetto per il dragaggio del porto di Talamone, redatto dalla società Hera srl - spiegano - prevede la rimozione dei fanghi dal campo B, una misura di sicurezza per ripristinare una profondità minima di 1,90 metri». Nel 2017 alcune analisi registrarono un valore anomalo dello zinco. «Chiediamo un’ulteriore analisi da Arpat per verificare che non siano presenti anche altri agenti inquinanti. Ci domandiamo chi sosterrà il costo di queste operazioni, il pubblico o i soggetti che hanno inquinato e che qualcuno dovrà pur identificare, inchiodandoli alle loro responsabilità». Fattori e Sarti chiedono alla giunta di «compiere una verifica generale delle concessioni demaniali esistenti, per accertare il rispetto dei limiti all’uso degli spazi posti in origine. In particolare oggi c’è un’attività in corrispondenza del punto in cui è stato rilevato lo zinco, ma non è chiaro se vi sia o meno anche una regolare concessione». —



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