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Lamioni: «Chi apre è piccolo mentre chi chiude era la nostra spina dorsale»
l’analisi Grosseto Se i numeri sono poco incoraggianti, la lettura di essi è ancora più allarmante. «La situazione è grave», tira corto Giovanni Lamioni, il presidente di Confartiginato Imprese...
l’analisi
Grosseto
Se i numeri sono poco incoraggianti, la lettura di essi è ancora più allarmante. «La situazione è grave», tira corto Giovanni Lamioni, il presidente di Confartiginato Imprese Grosseto, riferendosi allo studio della Cna sulla dinamica delle imprese locali nel 2017.
Lo studio fotografa 34 attività in meno sul territorio nel confronto tra nuove iscrizioni e attività cessate. «La semplice comparazione però non rappresenta per intero il livello delle difficoltà – dice Lamioni – Le attività che chiudono sono quelle storiche, realtà ben distanti dalle nuove imprese, che sono piccole e che in media non sopravvivono oltre i tre anni».
La lettura di Lamioni dello studio Cna suona come un campanello di allarme anche là dove i numeri sembrerebbero ottimistici. «Il +1% di Grosseto ad esempio non deve essere letto positivamente – spiega – Noi abbiamo come categoria un osservatorio e vediamo bene come il rapporto tra nuovi iscritti e attività cessate non sia virtuoso. Anzi».
Ma come uscire da questo circolo vizioso? «Dal connubio di politiche nazionali e locali», dice Lamioni. Nel primo caso, prende in esame le parole che il ministro al Lavoro Luigi Di Maio ha pronunciato nel corso dell’ultima assemblea di Confartigianato, annunciando politiche che agevolino i 4 milioni di piccole aziende italiane e non più le 24mila grandi aziende. Ma anche “il locale” può essere protagonista nel rilancio. In tre mosse. La prima: «La media addetti in Italia è di 3, 6, nel Grossetano è di 1, 7 – spiega Lamioni – C’è bisogno di politiche fiscali di vantaggio, specie per entroterra e per le nuove imprese». La seconda: gli appalti. «Occorre far maggior uso dalla licitazione privata, uno strumento che fissa i criteri dei bandi fino a 1 milione di euro e che aumenterebbe la possibilità che gli appalti restino sul territorio. Inoltre – prosegue Lamioni – è necessario armonizzare le stazioni appaltanti: non solo i Comuni, ma anche il Consorzio di Bonifica e l’Acquedotto del Fiora».
La terza mossa, infine, è quella di una promozione univoca del territorio. «Fino a qualche anno fa la Regione si è opposta al brand Maremma, ma ora questa resistenza è superata – conclude Lamioni – Solo che manca il coraggio di una visione univoca. Promuoviamo il territorio a pezzi: costa, entroterra e capoluogo. È come avere una Ferrari – rende l’idea – e mandarla in terza». —
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