Italia
Titoli beffa, in fumo sette milioni di euro
È quanto hanno perso i maremmani: dal crac Etruria alla bolla dei diamanti, dai prestiti baciati ai fondi trappola di Poste
GROSSETO. I maremmani hanno perso sei milioni e 700mila euro di risparmi investendo – per la quasi totalità inconsapevolmente – in titoli obbligazionari ad alto rischio emessi dalle banche, ma anche in pacchetti azionari annidati nei mutui prima casa concessi dagli istituti di credito. E ancora: in fondi immobiliari chiusi e finanche in pietre preziose, i famigerati diamanti piazzati ad ignari risparmiatori a prezzi gonfiati.
I beffati. La mappa delle trappole in cui famiglie, giovani coppie e pensionati, artigiani e commercianti – dalla Maremma all’Amiata, dalle Colline Metallifere alla Costa d’Argento – sono rimasti impigliati è disegnata da Confconsumatori Grosseto, che ne ha calcolato anche l’effetto complessivo: quasi sette milioni di euro è l’ammontare del risparmio tradito, cifra pesante che diventa astronomica se si tiene conto che è relativa all’attività di tutela di una delle tre più note associazioni – Federconsumatori, Confconsumatori e Adiconsum – che fanno squadra coi cittadini. Duecento sono i risparmiatori maremmani rimasti con il cerino in mano e che si sono rivolti al team di Confconsumatori Grosseto composto dal presidente e avvocato Marco Festelli – al vertice anche regionale dell’associazione – dal vicepresidente Roberto Alessi, dal segretario Gennaro Calvano, affiancati nelle battaglie legali da tanti collaboratori: l’associazione sollecita il Governo per un tavolo organico di confronto sul risparmio tradito. Grazie alle azioni intraprese qualcosa si è riusciti a recuperare: circa due milioni e 100mila euro, cioè circa il 30% di quanto è andato perduto.
La bad bank Etruria. Era il 2015 quando Popolare dell’Etruria, Banca Marche, Cassa Ferrara, CariChieti andarono ko. In Toscana fu il crack dell’aretina Etruria a far mancare la terra sotto ai piedi alla platea di risparmiatori che non avevano un profilo all’altezza di correre il rischio di tenersi nel portafoglio le cosiddette “obbligazioni subordinate”, che si rivelarono infatti tossiche. Molti degli obbligazionisti, ma non tutti, hanno ottenuto il ristoro pubblico dell’80% tramite un fondo di garanzia. Ad oggi proseguono le cause per 117 grossetani; per effetto dell’intervento statale la perdita di oltre 3 milioni di euro si è ridotta a circa 1 milione. Quasi tutti gli obbligazionisti (alcuni dei quali detentori anche di azioni) ed altri risparmiatori azionisti della banca sono stati ammessi come parti civili nel processo penale pendente ad Arezzo contro 16 imputati (tra amministratori e sindaci revisori della banca). I grossetani assistiti in quel processo sono 133 e la richiesta di danno, solo patrimoniale, è di circa 1 milione e 200mila euro.
Bpvi e i prestiti civetta. Ricordate i cosiddetti prestiti “baciati” – ti concedo il mutuo ma mi devi comprare un pacchetto di azioni – proposti dalla Popolare di Vicenza, ovvero ex CariPrato? Ebbene, sono 11 per circa 80mila euro i grossetani che hanno deciso di agire per ottenere il risarcimento delle azioni o per interrompere il pagamento del finanziamento erogato per “oliare” i titoli; otto degli 11, ad oggi, hanno deciso di tentare la prosecuzione della causa nei confronti di Banca Intesa, che ha “ereditato” le ceneri della banca veneta. Confconsumatori è al fianco anche di una famiglia che tramite il prestito baciato è stata indotta ad investire 60mila euro in azioni.
Le pietre preziose. I grossetani gabbati dai diamanti venduti dagli istituti di credito a prezzi gonfiati – il valore di mercato delle pietre piazzate non supera in media il 35-38% dell’investimento – sono 17 e il valore dei diamanti “rifilati” ammonta a 546mila euro. Tra costoro c’è chi è riuscito ad ottenere dalla propria banca il “rimborso” del 50% della cifra investita (è il caso di due risparmiatori che sono rientrati rispettivamente di 73mila e 6. 500 euro), in un caso c’è stato il ristoro totale (11mila euro). Per sette grossetani sono già state avviate le azioni giudiziarie nei confronti della banca coinvolta e della società di vendita per un totale di 320mila euro. «Unicredit e Banca Intesa – nota Festelli – hanno già avviato rimborsi generalizzati ai loro clienti; Mps ha solo annunciato la rifusione totale mentre Banco Popolare non ha manifestato alcuna volontà di compensazione dei risparmiatori».
Le subordinate Mps. I grossetani invischiati nella vendita di subordinate estere della banca senese sono invece 21: 1 milione e 750mila euro sono i risparmi “coinvolti” nell’affaire. Nove hanno avviato già azioni civili dinanzi al Tribunale di Grosseto per 900mila euro; un risparmiatore ha vinto un ricorso dinanzi all’Arbitro per le controversie finanziarie, ottenendo un rimborso parziale di 35mila euro su 100mila.
Poste Italiane. E poi c’è il nuovo fenomeno di cui – secondo gli esperti – è emersa solo la punta dell’iceberg: parliamo dei fondi immobiliari chiusi di Poste Italiane, ovvero Immobiliare Europa 1 e Obelisco. Sono 16 i grossetani che hanno acquistato agli uffici postali negli anni 2004-2005 quote di fondi collocati da Poste; loro pensavano di fare un investimento “postale” al pari dei buoni postali o libretti: e invece no. Complessivamente si tratta, per il momento, di 100 mila euro di perdite. Dieci grossetani hanno già avviato azioni giudiziarie per 60mila euro. Nei prossimi giorni sono già previsti ulteriori incontri con altri risparmiatori gabbati.
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