Il presidio
Ordine dei medici «Era fuori dalla legge»
Sono gli avvocati dell’Ordine dei medici di Grosseto, Maurizio Campagna, Gaetano Viciconte e Ivan Randazzo, questa volta, a entrare nel merito della sentenza della Corte d’Appello che ha condannato l’...
Sono gli avvocati dell’Ordine dei medici di Grosseto, Maurizio Campagna, Gaetano Viciconte e Ivan Randazzo, questa volta, a entrare nel merito della sentenza della Corte d’Appello che ha condannato l’ordine a risarcire la storica segretaria che aveva dovuto lasciare il posto dopo 34 anni. «Il presidente Roberto Madonna, nel 2015, ha interrotto la collaborazione coordinata e continuativa con la signora Baraldi perché illegittima e non è pertanto corretto parlare di licenziamento. Non c’era altra scelta - spiegano - L’Ordine dei Medici è una pubblica amministrazione e occorre rispettare strettamente la legalità. Così è stato fatto. Non poteva perpetuarsi una condizione di palese illegittimità, mantenendo un’unità di personale senza le condizioni pretese dalla legge per l’attivazione dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa nelle pubbliche amministrazioni».
A seguito della cessazione del rapporto con la signora Baraldi, nel corso della presidenza Madonna, l’Ordine ha reclutato una unità di personale mediante selezione pubblica aperta a tutti.
«I motivi alla base dell’atto di appello hanno trovato accoglimento in casi simili che, peraltro, coinvolgono proprio Ordini professionali - dicono gli avvocati - Alcuni di essi trovano pieno riscontro addirittura nella giurisprudenza della Cassazione. Tuttavia, se la motivazione della Corte di Appello di Firenze, ancora non nota, sarà convincente al punto da sconsigliare la proposizione di ricorso per Cassazione, si prenderà atto che la signora Baraldi era una lavoratrice subordinata, ma si cercherà allora di capire in che modo e perché, come emerso in giudizio, le sono stati erogati nel corso del rapporto di collaborazione circa 300.000 euro eccedenti la retribuzione di un lavoratore subordinato. In altre parole, la signora Baraldi sarebbe stata una subordinata, pagata però come una collaboratrice, con quasi 300.000 mila euro in più».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google