E la scrittrice porta in scena la sua città: invisibile e vivibile
La Città Visibile è da sempre occasione per stimolare e portare alla luce il talento del territorio. Maria Del Vecchio, giovane scrittrice, insegnante e allieva della scuola di recitazione ScenAperta...
La Città Visibile è da sempre occasione per stimolare e portare alla luce il talento del territorio. Maria Del Vecchio, giovane scrittrice, insegnante e allieva della scuola di recitazione ScenAperta di Francesco Tarsi, proprio in occasione de La Città Visibile 2018 ha presentato un testo da lei elaborato durante lo studio scenico e teatrale delle Città Invisibili di Italo Calvino compiuto a ScenAperta. «Ispirata dall’eco calviniana e dall’amore per la Maremma, mia patria adottiva, ho voluto rendere omaggio a Grosseto e scrivere questo brano», interpretato da Simona Rafanelli il 9 giugno nella sede della Pro Loco per la Notte della Cultura. Si intitola “Grosseto Invisibile, Città Vivibile”, lo pubblichiamo integralmente.
* * *di MARIA DEL VECCHIO
Scrivere di Grosseto è come lasciare le rime in pasto a poeti affamati di gloria per annodare il filo di pensieri in prosa: lo stesso filo che disvela una tenda ammantata da gradienti di cielo. Più si tira la corda e più si schiude un panorama di tasselli d’un mosaico variegato di pietre dure, forse non preziose come le gemme dell’orafo fiorentino, eppure salde e inamovibili perché incastonate nella pirite delle colline metallifere: una roccia scura, ma con striature scintillanti, a rammentarci che il fango e l’oro non sono poi così dissimili. E che dalla loro implacabile unione nasce qualcosa difficile da scalfire.
Grosseto è la città delle mamme. Puoi vederle passeggiare in Pineta, o sul lungomare di Marina, per donare ai loro figlioli la beatitudine salmastra di un respiro mediterraneo, quella boccata d’ossigeno spezzata a metà da chi non sia riuscito ad attraversarlo tutto, quel Mare di Mezzo. Puoi scorgerle mentre spingono veementi i passeggini, in Piazza delle Catene, all’ombra del Canapone, orgogliosamente convinte che uno scultoreo soffio dinastico discenda sui loro pargoli per effetto dell’incipiente maestrale. Ma, mentre tra l’estasi e la distrazione, si chiedono che ore siano guardando la meridiana tra le bifore della Cattedrale di San Lorenzo, ecco che i piccoli si sono già sciolti da un pezzo le cinture, e stanno scorrazzando impuniti: con i nasini rivolti al cielo si sentono rondini terrestri dai cuori limpidi e ali sporche di gelato.
Una leggenda contemporanea narra che una giovane donna dal lungo collo mulatto visitasse il dedalo esagonale delle vie del centro storico, con un’andatura a tratti affannata, ma comunque sinuosa. Un artista di strada squattrinato ne notò da dietro l’affusolata curvatura della schiena dritta: il suo portamento oscillava come un ciondolo filigranato di fattura etrusca. Già, gli Etruschi...quel popolo misterioso, di Grosseto, ha colonizzato una collina intera solo per sfatare la diceria di chi la vedeva una terra piatta, tutta uguale. Ogni tramonto è diverso da quello precedente sul colle dell’antica Rusellae. Prima di salire sull’anfiteatro posto nell’area sommitale, gli attori cercano e trovano sempre un buon auspicio rivolgendosi ad ovest, quando il sole si tuffa nell’azzurro del mare aperto, disegnando involontariamente striature che sembrano mille fenicotteri danzanti.
“Una danza! Dolce, irregolare e placida!”: questo sembrò all’artista di strada l’incedere della dama per le vie di Grosseto. Mentre decise di seguirla, lo stava già facendo. Le si teneva a distanza per non sciupare l’impatto di quella presenza sulla città vivibile. Le scattava foto ricordo mentali di lei vicino alla deliziosa Fontana del Melograno, seduta su una panchina in Piazza del Sale, o all’ombra del maestoso Cassero Senese, con un lungo vestito color degli stessi glicini pendenti dall’alto delle Mura Medicee. Giurò a se stesso che l’avrebbe protetta per il resto della sua vita, e così fece: quando scorse il pericolo di quell’auto sparata a folle velocità, nel crogiolo degli istanti in cui la donna stava attraversando le strisce pedonali tra Porta Nuova e via 4 Novembre, non ebbe esitazioni. Si diresse lesto come un capriolo e possente come un cinghiale per essere investito al posto di quella creatura, ancora per lui senza volto. Quando riprese conoscenza, la prima e l’ultima cosa che avrebbe visto, fu lo sguardo dolce di quel viso. Mentre abbassava le sue palpebre, l’artista sorrise al pancione che si trovò dinnanzi: ecco il mistero di tanta bellezza, c’era altra vita dentro quella donna! Qualche giorno dopo, dal proscenio d’una Grosseto fino ad allora rimasta invisibile, una notizia fece capolino tra le insegne delle edicole: “La giovane turista, salvata dall’artista eroe, ha dato alla luce due gemelli. Per ringraziare la città intera, ha deciso di chiamarli, rispettivamente, Mar ed Emma”.
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