Il Tirreno

Grosseto

Addio a Mazzarri, una vita nella sanità

di Elisabetta Giorgi
Addio a Mazzarri, una vita nella sanità

A lungo primario nel reparto di Ortopedia, un’istituzione per intere generazioni, il professore si è spento dopo un malore

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GROSSETO. Si è spento a 93 anni Nilo Franco Mazzarri, già primario di Ortopedia all’ospedale Misericordia di Grosseto. Famiglia originaria dell’isola dell’Elba (zona di Lacona), era nato a Piombino nel 1925 e da decenni era radicato in Maremma. Abitava a Castiglione della Pescaia, lascia una moglie e due figli.

Amante del mare, legatissimo alla famiglia, una vita spesa nella sanità pubblica. Mazzarri era considerato un’istituzione nel settore dell’Ortopedia ed è ricordato come un professionista che ha interpretato in modo autorevole e prestigioso il suo ruolo, diventando un punto di riferimento per molti medici cresciuti professionalmente con lui.

«Una persona perbene», lo descrivono tutti; umile, schietta e riservata. Attaccatissimo al lavoro, i suoi inizi erano stati duri. Perduto il babbo quando aveva a 4 anni, aveva avuto un’infanzia complicata. Liceo a Piombino, laurea a Siena. Aveva avviato una lunga gavetta su e giù per l’Italia, in vari ospedali italiani. Prima a Roma come assistente volontario - all’inizio senza stipendio - poi a Padova e di nuovo a Roma. Una preparazione infinita e fatta di sacrifici in cui aveva imparato la delicata professione medica, poi amata per tutta la vita. Dopo parecchie esperienze in ospedali e cliniche della Capitale, eccolo vincere il concorso da primario di ortopedia a Grosseto.

Era il Natale 1977 quando cominciava a prestare servizio alla guida del reparto del Misericordia. La pensione è arrivata negli anni ’90, ma anche dopo Mazzarri ha continuato la professione sia come ortopedico in varie cliniche private del capoluogo che come medico-legale. La stessa attività medico-legale è proseguita fino all’anno scorso, a 90 anni inoltrati, come ctu per il tribunale di Grosseto. Per tutta la vita il professore non ha mai smesso di studiare, contribuendo a comporre quella stimata generazione di lavoratori instancabili che ha lasciato un’impronta forte nell’immaginario comune, per la serietà e l’attaccamento al mestiere.

Mazzarri ha dedicato la sua vita allo studio della medicina e dell’ortopedia. Per molti anni ha insegnato clinica ortopedica alla scuola di specializzazione in ortopedia dell’università di Siena. Lo studio e l’aggiornamento continuo sono stati il suo pane quotidiano.

Aggiornarsi continuamente, evolvere, migliorare e studiare sono stati sempre al centro dei suoi pensieri. Con questa continua voglia di imparare ha ottenuto più specializzazioni. Ortopedia in primis, poi medicina del lavoro, medicina legale, fisiochinesiterapia. Ma c’è stato soprattutto un pungolo interno, in lui, che è stato quello di dare un contributo forte ai servizi sanitari “pubblici”. «Gli è sempre piaciuto – raccontano i familiari – il lavoro ospedaliero e ha amato profondamente la sanità pubblica, per lui non dovevano esserci differenze sociali e le persone dovevano essere tutte uguali». Spesso, nelle cliniche private dove ha concluso la carriera, riceveva i pazienti gratuitamente e volentieri “regalava” le sue competenze, metteva il suo servizio a disposizione di chi avesse bisogno.

Mazzarri ha amato l’ospedale e inteso il lavoro nella sanità pubblica come una missione - così la pensano i colleghi che hanno lavorato con lui - Circa un mese fa è stato colpito da un’ischemia. La situazione è precipitata negli ultimi giorni. Ieri il professore è morto in ospedale, quell’ospedale che era stato la sua casa. Il corpo sarà cremato. La cerimonia funebre si terrà giovedì mattina a Castiglione, orario da stabilire. Le ceneri saranno sparse in mare; quel mare davanti a casa che amava tanto.



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