Il Tirreno

Grosseto

Strage senza colpevoli Poggio Ballone al centro del mistero

di Francesca Gori
Strage senza colpevoli Poggio Ballone al centro del mistero

Andrea Purgatori e Marco Risi ospiti dei Luoghi del tempo Passeggiata fino al radar per ricostruire 40 anni di silenzi 

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GROSSETO. «La verità, Ammiraglio, dica la verità! Ce la deve dire la verità! Sono dieci anni che aspettiamo, dieci anni!». Rocco Salani chiedeva verità. E giustizia. Rocco Salani è il giornalista protagonista del “Muro di gomma”, il film di Marco Risi uscito nel 1991 che racconta la storia di un cronista che vuole saperla, la verità. A tutti i costi. Quel giornalista esiste davvero: è Andrea Purgatori, e il 27 giugno 1980 quando il Dc9 dell’ Itavia si inabissò al largo di Ustica, portando con sé la vita di 81 passeggeri, fu chiamato a casa da un operatore radar di Ciampino che gli disse dell’incidente. Ricevette così la notizia, Purgatori, quella notizia sulla quale da quasi quarant’anni non ha mai smesso di lavorare. Oggi alle 18,30 Purgatori sarà insieme a Marco Risi, all’appuntamento con “I luoghi del tempo”. Il tema della passeggiata, che sarà introdotta e seguita dal caposervizio del Tirreno Emilio Guariglia e dalla direttrice della biblioteca Italo Calvino di Castiglione della Pescaia, Patrizia Guidi partirà dalla salita che, lasciato alle spalle il borgo di Tirli, si arrampica fino alla base radar di Poggio Ballone. A seguire, dalle 20 Svetlana Fomina farà risuonare il suo violino, dominando un magnifico panorama maremmano al tramonto. La quarta tappa dei Luoghi del tempo, oggi, proseguirà con l’aperitivo alle 20,30 con prodotti tipici locali e con la proiezione del film di Risi, “Il muro di gomma” nel centro sociale di Tirli.

L’OCCHIO SUL TIRRENO. La base radar di Poggio Ballone è un occhio spalancato sul Tirreno. «È uno dei punti cruciali di questa vicenda - racconta Purgatori - I radar potevano controllare l’attività aerea fino alla Corsica, fino alla base di Solenzara. Quella sera registrarono tutti i tracciati aerei che per fortuna sono usciti fuori». Purgatori, nei suoi quasi quarant’anni d’inchiesta ha incontrato civili e militari, ha parlato con chi forse sapeva ma ha taciuto e con chi ha detto anche senza avere nulla da aggiungere. «Il segreto militare - dice - in questo caso è stato maggiore del segreto di Stato».

LE MORTI SOSPETTE. Ci sono i morti del Dc9 e ci sono anche i nomi di chi, in un modo o in un altro, ha incrociato il proprio destino con quella notte nella quale nulla è rimasto lo stesso in Italia. Il maresciallo Dettori, il capo controllore del radar Gari, il comandante dell’aeronautica Tedoldi,, probabilmente anche l’ex sindaco di Grosseto Finetti. «Sono morti strane, sono morti che sembrano nascondere qualcosa - dice il giornalista - Sul caso del maresciallo Dettori si era già espresso anche il giudice istruttore Priore. Di fronte a tutto questo e di fronte a persone che non ci sono più è naturale chiedersi il perché. Soprattutto interrogarsi sul fatto che chi ha parlato di questa storia, chi ha ammesso di sapere qualcosa, si è rovinato la vita».

Eppure, qualcuno qualcosa ha raccontato nel corso degli anni. «Un appartenente al Sios dell’aeronautica - dice - ha raccontato che aveva fatto un sopralluogo sul Mig precipitato in Calabria e che aveva visto dei fori sulla carlinga». Sono tanti ancora, troppi, i punti oscuri di una vicenda che le fonti ufficiali, soprattutto quelle dell’aeronautica, avrebbero voluto far passare come un incidente per il quale nessuno avrebbe dovuto pagare, se non la compagnia di assicurazione dell’Itavia.

SILENZI E DEPISTAGGI. Il lavoro di Purgatori non è ancora finito. Come non lo è quello della Procura di Roma che sta andando avanti con l’inchiesta e che ha ricostruito tutto il volo del Dc9, dal decollo con due ore di ritardo dall’aeroporto di Bologna Borgo Panigale, all’inabissamento nel mare di Ustica. «Difficilmente i magistrati riusciranno a stabilire chi sia stato - aggiunge - ma certamente potranno finalmente dire cosa sia successo il 27 giugno 1980».

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