Il presidio
Quando la pista era il prato di Barbanella
C’è un manifesto (nella foto) della fine del 1800 che spunta fuori da una collezione privata e testimonia – se ancora ce ne fosse bisogno – quanto le corse dei cavalli siano indissolubilmente legate...
C’è un manifesto (nella foto) della fine del 1800 che spunta fuori da una collezione privata e testimonia – se ancora ce ne fosse bisogno – quanto le corse dei cavalli siano indissolubilmente legate alla storia e alla tradizione di Grosseto ma, soprattutto,
dei grossetani.
È tenendo tra le mani questa “locandina” ingiallita dal tempo – che Oriano Negrini, appassionato di storia, ha permesso al Tirreno di fotografare – che si scopre l’origine dell’ippica maremmana. In alto c’è un “logo” (definiamolo così, ante litteram) che immortala due fantini, l’uno accanto all’altro. Sotto si legge: Società Ippica di Grosseto. Ebbene è da questo straordinario documento che si scopre che nel 1879, cioè quando la “città” di Grosseto ancora neppure esisteva, a Barbanella – «sul prato di Barbanella» – si correva inforcando il cavallo. E anzi, dato che si tratta della 7ª edizione della due-giorni (domenica e lunedì 4 e 5 maggio) significa che a Barbanella si galoppava già nel 1872. Il manifesto è firmato dal conte Tolomeo Tolomei, presidente della società, e dal segretario Carlo Ponticelli. Scorrendo si scopre che veniva anche dettagliato come i fantini (si tratta dunque di corse di galoppo) dovevano vestirsi: «L’assisa (cioè l’uniforme, ndr) dovrà essere: giacchetta e berretto – si legge – in seta o in lana, calzoni bianchi o gialli in pelle o velluto, stivali neri con rovesce». Quella tradizione è giunta fino ad ora. (g. m)
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