Il presidio
Muore ferroviere, colletta dei colleghi
Capotreno scompare dopo anni di calvario. Gli amici del Dopolavoro, commossi, raccolgono denaro per aiutare la moglie
GROSSETO. Ha combattuto con tutte le sue forze senza mai arrendersi e si è sottoposto a un delicato trapianto di fegato in Francia, ma il fisico debilitato non ha retto alle complicanze respiratorie ed è morto. I colleghi, sotto choc, hanno promosso una colletta per aiutare la moglie, consegnandole i soldi con una piccola e commossa cerimonia al Dopolavoro ferrovieri, in cui hanno ricordato l’amico scomparso. Lui si chiamava Maurizio Camerlengo, era nato a Roma il 28 marzo del 1958 ma abitava a Grosseto da decenni. Era capotreno. La pensione era arrivata a novembre 2011 con la legge 335, per malattia terminale. Una malattia cui però lui non si è mai arreso, fino all’ultimo.
Un combattente. «Maurizio amava la vita – racconta al Tirreno la vedova Lucia Lops, una donna coraggiosa che l’ha accompagnato nel suo calvario senza lasciarlo mai – ed era un combattente. Una volta mi abbracciò forte e mi disse che non avrebbe mai mollato: “Sparerò tutte le cartucce, e finite quelle andrò avanti con la baionetta”. Amava la vita, Maurizio: amava ridere, l’umorismo, la fotografia, il tiro con l’arco, il tiro western, gli amici, la musica». Era campione europeo di tiro western, disciplina di tiro sportivo in cui i partecipanti gareggiano usando armi da fuoco e polvere nera tipiche del west. Il suo nome nel mondo western era “Oversize” – dato il fisico robusto – ma il premio che amava di più gli era stato riconosciuto in Francia e consisteva nella sua “incarnazione gioiosa nello spirito del gioco”.
Anni di calvario. Anni fa gli è stata diagnosticata una cirrosi epatica dismetabolica. L’inizio del disastro. «Ci siamo trasferiti a Nizza il 5 settembre 2013 – racconta Lucia – perché in Italia nessun centro era disponibile per un trapianto. All’Archet 2, centro trapianti di Nizza: l’hanno preparato ma il 2 novembre del 2015 Maurizio è caduto in ospedale rompendosi il bacino. Con 6 mesi di ospedalizzazione non si è arreso ed è ritornato a camminare. Da Nizza ci hanno trasferito a Parigi al Paul Brousse, il centro trapianti più grande di Francia: dal 9 dicembre 2016 a settembre 2017 abbiamo vissuto in ospedale». Tre coma per scompensi, giornate difficili, «ma lui era sempre sorridente anche quando è caduto e aveva il viso così tumefatto che sembrava un pugile suonato. Il 26 maggio 2017 ecco un organo compatibile, il fegato. Alle 8 Maurizio entra in sala operatoria ed esce alle 21, 39 - dice sempre la moglie - 13 ore e mezzo di operazione. Che va bene; da lì in poi 47 giorni di rianimazione, 22 di coma “suoi” e altri 20 indotti, infine la risalita, faticosa ma piena di speranza, noi mano nella mano». Il 9 settembre ecco le dimissioni: Maurizio è rimandato in cura a Nizza per la parte “epatica” e a Sanremo (Malattie infettive) per la parte respiratoria. «Sapevamo che sarebbe stato difficile: la lunga ospedalizzazione aveva indebolito polmoni e cuore. Gli immunosoppressori, necessari per la terapia antirigetto, indebolivano le difese immunitarie». A settembre ecco le complicanze polmonari perché il fisico era debilitato». Il 17 settembre 2017 la prima polmonite e un deficit respiratorio del 35% hanno costretto Maurizio all’ossigeno fisso. Poi altre crisi respiratorie, finché una brutta notte il suo cuore si arrende a Sanremo «spezzando anche il mio – racconta la moglie – A Pisa nel 2012 gli avevano dato 8 mesi di vita, lui ha vissuto 6 anni senza mai perdere la speranza, la forza, il sorriso e la sua ironia, amava la vita».
I colleghi. I colleghi ferrovieri più stretti e il personale viaggiante di Grosseto gli sono sempre stati vicini con l’anima e il cuore, seguendolo a distanza come una famiglia. E ora hanno organizzato una serata al dopolavoro ferroviario: hanno raccolto una somma di denaro e l’hanno consegnata alla signora Lucia come piccolo aiuto per tutte le spese sostenute durante la degenza in Francia. «Tutti noi aspettavamo Maurizio a braccia aperte per festeggiare il ritorno alla vita, così non è stato. La consegna di questo denaro è stato un momento emozionante che ha fatto brillare gli occhi a tutti. Questa donna amava il marito in un modo intenso e raro».
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