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«Squali spacciamorte, non mi avrete più»
Grossetano di 33 anni ha scontato la condanna ed esce oggi dal carcere. Nella lettera alla mamma messaggi di amore e di speranza
GROSSETO. «Cara mamma, grazie a te e a tutta la mia famiglia perché mi siete vicini, da quando sto provando a uscire dalla tossicodipendenza. Quando vedrò qualcuno in giro a drogarsi gli dirò “Ragazzino, non seguire la mia strada. Piantala prima che sia troppo tardi”».
Antonio (il nome è di fantasia) ha 33 anni. E oggi per lui è un giorno particolare: esce dal carcere. C’era entrato giusto un anno fa dopo essere stato preso alla stazione di Livorno con un mix di sostanze stupefacenti pronte da spacciare. Sceso dal treno, aveva chiesto indicazioni alla persona sbagliata: un militare della guardia di finanza. Per lui, che abita in provincia di Grosseto, non era stato il primo guaio giudiziario. Ma adesso spera di essere uscito dal tunnel della droga. Ci ha pensato su parecchio in questi mesi. Ha pensato in cosa ha sbagliato. Ha pensato cosa vuole fare da domani. E lo ha messo nero su bianco in una lettera, in una dichiarazione di amore alla mamma e alla famiglia. Una lettera che è anche un incoraggiamento, un messaggio di speranza. Per sé e per gli altri.
«Ognuno di noi ha una dipendenza - scrive nella lettera alla mamma - Chi dal gioco, chi dal sesso. Io ho avuto quella più brutta: la droga. La tossicodipendenza è una brutta malattia, ma chiunque può uscirne. Basta volerlo davvero, rimboccarsi le maniche: con molti sacrifici si riesce a uscirne. La cosa brutta di quando sei tossico è che quella merda ti spegne i sentimenti, anzi ti spegne completamente. Ti annulla come essere vivente e ti allontana da tutto e da tutti. Amici, familiari, amori e persino dalla società, facendoti trovare difficoltà anche solo nel cercare un lavoro. Sei escluso da tutto, anzi ti escludi da tutto e pensi solo a quello: alla droga».
Droga, un chiodo fisso: «Quando sei tossico pensi a farti. E basta. Non ti accorgi di tutto il resto, perdi tutti i valori e non ti accorgi della terra bruciata che piano piano stai creando intorno a te. Perdi amici perché morti di overdose, ne perdi altri perché non condividono la scelta di vita che fai e soprattutto perdi la fiducia di quelle poche persone che ti rimangono vicino. E credo che sia una cosa orribile».
Antonio ha tirato una riga. O almeno crede di averla tirata. «Io non dico di essere guarito perché dire questa frase è il primo passo verso la ricaduta. Ma posso dire che stavolta ci sto davvero provando e voglio davvero riuscirci. Da quando ci sto provando ho notato che mi si è riavvicinata tutta la mia famiglia, come molti amici che credevo di aver perso. Invece so che sono lì fuori ad aspettarmi, pronti a farmi vivere una vita che non ho mai vissuto per colpa della mia tossicodipendenza».
Antonio parla con la mamma anche di chi vende le sostanze stupefacenti. «Questi squali spacciamorte non si prenderanno più il mio amore. Perché ho capito di essere una persona piena di amore. Amore annullato dalla droga. Quando vedrò qualcuno in giro a drogarsi gli dirò “Ragazzino, non seguire la mia strada. Piantala prima che sia troppo tardi”. Perché, ricorda, la droga è così: quando puoi uscirne non lo vuoi tu, poi quando lo vorrai non potrai più o per lo meno dovrai davvero farti il culo così per venirne fuori. Ti amo».
Cameriere di mestiere ma anche addetto alle registrazioni nei tribunali. E adesso anche con una prospettiva da attore, coltivata insieme all’assistente sociale che l’ha seguito in questi mesi. Per Antonio comincia una nuova vita. Non c’è che da fare il tifo per lui.
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