Il presidio
Rubati nelle chiese due antichi oggetti
Castel del Piano sotto choc: i ladri portano via un turibolo e un calice d’argento. Il parroco affranto rimuove gli arredi
CASTEL DEL PIANO. Le chiese di Castel del Piano di nuovo nel mirino dei ladri che incassano un bottino che piacerebbe a qualche collezionista di antiquariato. Sparisce infatti un turibolo con la sua navetta datato 1851 e un prezioso calice settecentesco, entrambi di argento. Vere chicche per estimatori di un tal genere di oggettistica, tanto che viene subito da pensare a un furto su commissione. Solo supposizioni, comunque, perché al momento le indagini dei carabinieri sono in corso a ritmo serrato e non si conoscono i dettagli. Si tratta comunque di due furti diversi, sebbene entrambi consumati nelle chiese che si affacciano sulla stessa piazza centrale del borgo amiatino, uno accaduto sabato scorso nella chiesa della Madonna delle Grazie e uno mercoledì 16 maggio nella chiesa grande della Propositura. Quest’ultimo in pieno giorno, alle 12.
E di questo i carabinieri, a cui è stata sporta denuncia immediata dal parroco don Gianni Lanini, hanno documentazione registrata dalla videosorveglianza. Un uomo incappucciato che entra alle 12 nella chiesa per portarsi via il turibolo, il contenitore, cioè, dove viene bruciato l’incenso, comunemente riposto come è stata sempre consuetudine, dietro l’altare.
Il secondo furto è accaduto sabato scorso nell’altra chiesa della Madonna delle Grazie. Qui i ladri si sono introdotti dalla porta della sagrestia, forzandola, e hanno portato via il calice del 1700 che era conservato, avvolto in un panno, dentro un armadio. «I ladri – specifica Don Gianni – hanno preso solo quello, e che era ben riposto e quasi nascosto sebbene vi fossero altri calici lasciati invece in bella vista che non sono stati toccati. Il calice portato via lo usavo solo per le occasioni particolari, a Pasqua e a Natale, e solo quando la Santa Messa la dicevo io».
Adesso don Gianni è molto turbato: «È un pezzo di storia comunitaria che perdiamo. E se si pensa che nel 1700 e nel 1800 i fedeli magari si sono levati il pane di bocca per donare questi oggetti alla Chiesa, il gesto fa ancora più male. Sono mortificato, penso che possa essere stato io ad avere qualche responsabilità e non aver custodito bene questi pezzi artistici e storici».
Per fronteggiare l’emergenza ed evitare altri furti, don Gianni ha tolto da tutte e due le chiese ogni oggetto di valore che potesse far gola ai ladri.
«Non ci ho lasciato nulla – spiega – e così potrò continuare a tenere le chiese aperte. Il primo pensiero, infatti, che avevo avuto, era quello di chiudere i due edifici sacri. Ma poi ho ritenuto non fosse giusto e ho portato via gli arredi appetibili. Inoltre ho già commissionato dei cancelli che saranno messi in propositura così da non poter accedere in nessun modo dietro il coro». Il parroco è davvero desolato e non si dà pace. E nemmeno è consolante sapere che già il suo predecessore, don Giovanni, nel corso della sua attività di parroco a Castel del Piano aveva subito moltissimi furti, a cominciare dalle cassette delle elemosine costantemente saccheggiate, tanto da averlo convinto a chiudere le chiese quasi tutto il giorno. Don Gianni ha deciso diversamente: chiese aperte ma spoglie. Una soluzione che i fedeli giudicano ottima.
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