Il Tirreno

Grosseto

«Pronti a sospendere l’attività»

di Pierluigi Sposato
«Pronti a sospendere l’attività»

Costa giocare a Grosseto, il Gavorrano chiede ai candidati a sindaco i loro progetti di sostegno

3 MINUTI DI LETTURA





GAVORRANO. La testa - quella sportiva - è concentrata solo e soltanto sui 90 minuti di sabato prossimo che decidono tutto: salvezza o retrocessione, battere il Cuneo o tornare in serie D.

Però è chiaro che, a prescindere dal risultato del campo, si debba comunque pensare alla programmazione della prossima stagione, in qualunque campionato ciò possa avvenire. Sempre che ci sia un campionato in cui il Gavorrano possa militare... Perché la dirigenza rossoblù lo ha messo nero su bianco, in un comunicato dai toni preoccupati quanto perentori: un appello ai candidati sindaci del Comune di Gavorrano, perché l’Unione sportiva «è nella condizione di assumere decisioni che potrebbero anche includere la sospensione dell’attività agonistica». Una semplice provocazione?

Troppe difficoltà, troppe spese. Prime fra tutte quelle legate ai costi dello stadio Zecchini: il Malservisi-Matteini (messo a norma anni addietro per la Seconda divisione) non era adattabile per la serie C a causa della mancanza di fondi e Grosseto è stata una scelta obbligata ma dai «costi esorbitanti». E poi la società «ha sostenuto un ulteriore costo per alleviare i disagi della tifoseria, che, nonostante ciò è stata di numero esiguo». Non si può dar torto alla società del presidente Paolo Balloni: secondo i dati ufficiali comunicati a fine partita, la media dei paganti sugli spalti dello Zecchini si è aggirata sulle 330 presenze, con un minimo di 142 con il Giana e un massimo di 1.161 con il Livorno. Non basta: «Le sponsorizzazioni prevalenti sono riconducibili ad una sola società -si legge ancora nel comunicato - La stessa amministrazione non ha contributo alla gestione dell’annata, pretendendo inoltre un corrispettivo per l’utilizzo della struttura». Ogni partita è costata 7.000 euro, al massimo (con il Livorno, appunto) il cassiere ne ha messi da parte 11.743; con il Giana, invece, la miseria di 608. Insomma, anche con il Comune di Grosseto non sono state tutte rose e fiori, anche se - e la società lo ricorda - «in questi anni la società ha raggiunto traguardi impensabili e ancora oggi gioca il ruolo di prima squadra calcistica della provincia di Grosseto». Da queste considerazioni l’ipotesi di ritirarsi da ogni tipo di attività agonistica. Un’ipotesi che l’attuale management non vuole diventi realtà «ma, per una più compiuta informazione atta a meglio delimitare le scelte future, la società chiede ai candidati sindaci del Comune di Gavorrano di dichiarare quali sono i loro progetti a sostegno di un’attività che fino ad oggi ha portato prestigio alla comunità sobbarcandosi ingenti costi». Cosa vuole fare il Comune di Gavorrano?

Se ci fosse un accordo con l’Us Grosseto, suggerisce il dg Filippo Vetrini, forse tante cose potrebbero essere riviste. Ma in mancanza di intese, gli scenari rimangono aperti. Anche quelli di una possibile “migrazione” del Gavorrano verso altri impianti sportivi limitrofi. Molto dipende dal risultato di sabato, anzi è su questo che il club rossoblù si sta concentrando. Ma chi è che può non volere una maremmana tra i professionisti del calcio?

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera