Il Tirreno

Grosseto

La pioggia non dà tregua A rischio fieno e pomodori

di Gabriele Baldanzi
La pioggia non dà tregua A rischio fieno e pomodori

I campi sono impraticabili per le precipitazioni, le lavorazioni sono impossibili L’allarme delle associazioni di categoria: «Passiamo da un estremo all’altro»

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GROSSETO. Non c’è pace per gli agricoltori maremmani. La schizofrenia meteorologica dei primi cinque mesi del 2018 mette a rischio i raccolti.

Se nel recente passato era stata la siccità a condizionare le produzioni, adesso è questa primavera monsonica a mettere in difficoltà i contadini e procurare danni alle imprese del settore. Enrico Rabazzi (direttore della Cia) si fa portavoce delle attuali criticità dovute a un eccesso di precipitazioni piovose: «Sembra che non sappiamo fare altro che stare sempre a lamentarsi, veniamo anche a noia a chi ci ascolta – racconta – ma purtroppo il quadro è di nuovo complicato per il comparto agricolo, perché passiamo da un estremo all’altro e l’agricoltura non va d’accordo con le bizze del tempo. Tra la fine dell’inverno e la primavera abbiamo avuto prima il gelo, con neve anche in pianura e freddo record (che ha messo ko molti uliveti, soprattutto in collina), poi dieci giorni di caldo estivo ad aprile; infine, ormai da oltre un mese, una lunga e inattesa fase piovosa, con grandinate a macchia di leopardo. Insomma, una situazione da incubo».

La previsione, quindi, è quella di un aggravio della crisi per tutta la filiera, con aumento dei prezzi al dettaglio per frutta e verdura e produzioni connesse alla zootecnia. «I problemi maggiori – conferma Attilio Tocchi, presidente di Confagricoltura – riguardano i fieni e la preparazione dei terreni per i trapianti di primavera (soprattutto il pomodoro). Le piogge delle ultime settimane hanno destrutturato la terra, reso i campi impraticabili».

«È così – prosegue il direttore della Cia – da un lato marcisce il fieno per l’alimentazione degli animali, dall’altro non è possibile piantare il pomodoro. Al momento, in provincia, non è stato trapiantato il 70% del pomodoro (che andrebbe messo ad aprile) e va a rilento anche la semina delle patate».

I campi, infatti, non riescono ad assorbire l’acqua in eccesso. Il problema non è tanto la quantità caduta ma il protrarsi di questo periodo di pioggia. Riguardo ai fieni, fondamentali per gli allevamenti zootecnici, manca una fase di tempo stabile, che permetta di asciugare, sfalciare e fare le rotoballe. La qualità degli erbai non è buona e c’è un rischio concreto che lievitino i costi per l’alimentazione negli allevamenti. Come si dice in campagna, i fieni stanno trapassando di maturazione. Anche il frumento seminato in autunno rischia di avere troppa acqua, con il rischio di asfissia della radice e l’attacco di funghi e altre malattie.

«In diverse zone i cereali sono “allettati” da vento e acqua – spiega Marco Bruni, presidente di Coldiretti, proveniente dal mondo della viticultura – mentre il grano, proprio in questo periodo, a maggio, dovrebbe spigare e tutto vorrebbe tranne che l’acqua».

Diverso il discorso per i vigneti. «Le temperature – prosegue Bruni – vanno anche bene, ma l’alternanza sole-acqua aumenta il rischio di malattie e in Maremma ormai quasi tutte le aziende vitivinicole hanno fatto scelte biologiche, cioè non compiono trattamenti fitosanitari sistemici. Quindi andrebbero fatti interventi di contatto, tra i filari, che col bagnato sono impossibili».

E purtroppo non è finita. Ci attendono altri giorni di instabilità da qui a fine maggio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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