Il Tirreno

Grosseto

Martellate alla vicina: patteggia 5 anni

di Francesca Gori
Martellate alla vicina: patteggia 5 anni

Tentato omicidio: l’aggressione esplosa per i rumori provocati dalla donna. L’uomo era stato dichiarato socialmente pericoloso

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GROSSETO. La mattina che era stato arrestato, il 2 gennaio dell’anno scorso, Luca Tiberi, 42 anni, aveva spiegato ai carabinieri che il problema che aveva scatenato tutta quella violenza, erano i rumori che provenivano dall’appartamento della famiglia confinante. Quella mattina Dagmar Wermeckes, che vive nell’appartamento accanto a quello dell’uomo insieme al marito e alla figlia, era scesa in garage per alzare l’automatico dopo un blackout: ad aspettarla c’era lui, con il martello in mano e un casco calato sulla testa. L’uomo l’aveva colpita più volte, lasciandola per terra in una pozza di sangue. Colpita più volte con un martello sotto gli occhi di sua figlia che aveva sentito la madre gridare ed era accorsa a vedere cosa stesse succedendo in garage.

Ieri mattina in tribunale, si è svolta l’udienza preliminare: l’avvocato di Tiberi, Sergio Frediani, ha chiesto di patteggiare. L’uomo era accusato di tentato di omicidio: la rabbia, quella mattina, sarebbe esplosa per i rumori che arrivavano dalla casa accanto. Ma il “movente”, se di movente si vuol parlare, non è nemmeno entrato nell’aula dove si è svolta l’udienza davanti al giudice Sergio Compagnucci (sostituto procuratore Arianna Ciavattini): Tiberi ha patteggiato cinque anni. Un periodo che l’uomo probabilmente trascorrerà in una struttura dove potrà essere curato così come era stato suggerito nella perizia psichiatrica che il giudice per le indagini preliminari Marco Mezzaluna aveva disposto in sede di incidente probatorio. Era stato il neuropsichiatra Romano Fabbrizzi a spiegare che l’uomo soffre di patologie che non incidono sulle sue capacità (e quindi per questo poteva essere processato) ma che per lui è necessaria una continuità di cura, anche per scongiurare episodi di autolesionismo che si sarebbero potuti manifestare. Lo specialista aveva anche fatto notare che in carcere Tiberi era ascoltato e seguito e che la permanenza in regime di detenzione, affiancata alle cure, ha attenuato la sua pericolosità.

Un percorso questo, che verrà seguito dall’uomo anche da questo momento in avanti.

I fatti risalgono a poco meno di un anno e mezzo fa: nel condominio di Istia d’Ombrone dove Tiberi viveva con la madre la furia dell’uomo esplose alle 8 del mattino. Dagmar Wermeckes (assistita dall’avvocato Elisabetta Teodosio), fu colpita con un martello da piastrellista e gli ultimi colpi di quell’aggressione degna di un film di Quentin Tarantino, era stata ripresa da un vicino di casa con un telefonino.

Quando arrivarono i carabinieri, chiamati subito dai vicini, trovarono la donna in un lago di sangue: un operaio edile che stava lavorando nella casa accanto era intervenuto subito per allontanare il quarantaduenne. Agitato, con le mani e il volto ricoperto di sangue, i carabinieri della stazione di Grosseto erano in cima alla salitina che si ferma davanti al cancello della palazzina di via San Sebastiano a Istia d’Ombrone: Luca Tiberi andò loro incontro con le mani dietro la schiena, chiedendo di essere arrestato, confessando subito di essere stato lui ad aggredire la donna che era ancora per terra, ricoperta di sangue e con numerose ferite alla testa e al volto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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