Il Tirreno

Grosseto

LETTURE CULT 

La Maremma degli incanti è tornata in libreria

di Fiora Bonelli
La Maremma degli incanti è tornata in libreria

GROSSETO. “Qualcosa di bianco in Maremma”: il libro cult e ormai introvabile nella sua primitiva edizione, nel quale Roberto Ferretti e Piergiorgio Zotti narravano “incontri con l’irreale e la paura...

3 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. “Qualcosa di bianco in Maremma”: il libro cult e ormai introvabile nella sua primitiva edizione, nel quale Roberto Ferretti e Piergiorgio Zotti narravano “incontri con l’irreale e la paura nella campagna grossetana”, viene finalmente ripubblicato per i tipi di Effigi, a cura di Paolo Nardini e di Pietro Clemente, il quale tra l’altro lo dota di una nuova emozionante introduzione che parte dal ricordo di quando “Qualcosa di bianco” uscì per la prima volta.

Il libro era stato edito nel 1978 nei quaderni provinciali di tradizioni popolari di Grosseto, stampato da La Commerciale nella collana “Reperti” a cura di Aladino e Isaia Vitali : «Ricordo che in quegli anni la Maremma era piena di scintille», attacca Clemente che aggiunge: «Questo libro è una di quelle. Porta ancora traccia di una brezza, di un senso di scoperta. Di un altro mondo scoperto sotto e oltre quello della vita quotidiana e del senso comune».

E infatti il libriccino, è un intrigante viaggio vestito di bianco: «Un cavallo nel vecchio cimitero di Grosseto, una processione di frati intorno al convento di Montemurlo, una magica nebbia sulla strada dell’Abbandonato, un cane bianco dalle bianche mani di lavandaia a Scansano». Così Roberto Ferretti in apertura del libro che contiene «storie, racconti e dicerie che codificano una tipologia classica che va dall’episodio del lupo mannaro a quello della morta che ritorna, dell’esercito addormentato e del drago, della processione notturna e del fantasma errante». Brani di colore bianco «perché bianco – spiega Ferretti stesso – è il colore diverso distintivo cromatico che ci permette di capire quando stiamo per entrare in comunicazione con un altro mondo».

I passi furono raccolti sul campo da Ferretti e Piergiorgio Zotti dalle «voci ormai incredule di vecchi maremmani» e riguardano luoghi e paesi della provincia. Anche se, avverte sempre Ferretti nell’introduzione, «per la quantità di materiale testimoniato vi sono due aree che si prestano a dar vita a veri e propri comprensori culturali: Scansano e Santa Fiora».

«Il primo editore di questo libretto – scrivono i compianti Isaia Vitali e Guido Gianni nell’introduzione alla prima edizione – che piacque ai ragazzi, lo fece tutto da sé, con la macchina da scrivere, come un materassaio con l’ago da lana. Era più vecchio di noi, ma Roberto Ferretti morì lo stesso prima».

Ferretti morì infatti a 36 anni, nel 1984, in Giordania in un incidente stradale mentre era in viaggio verso la città di Petra. Ma resiste, inossidabile e non del tutto ancora scoperto, il fascino delle sue ricerche, della sua opera grafica dalla sensualità e dal magnetismo contagiosi, di una raffinatezza che va oltre il dato folclorico e diventa sperimentazione e scoperta costante di schegge di misteri mai del tutto disvelati.

«Nelle pagine di Qualcosa di bianco sento il passo giovane e leggero di due amici che fra i venti e i trent’anni hanno cercato nella voce della gente qualcosa di nuovo. Quando uscì Qualcosa di bianco, Roberto aveva trent’anni. È morto solo sei anni dopo questa pubblicazione», scrive Clemente nella sua nuova introduzione al libro. E conclude: «Tutte le scritture di Ferretti sono ancora vive e chiedono di essere rilette e ripensate. Le pagine di Qualcosa di bianco sono un palpitante percorso della sua ricerca di senso, del sodalizio di percorso che ci fu con Piergiorgio Zotti che si interruppe e che poi Piergiorgio ha ripreso e non ha più interrotto».



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web