Il presidio
Maxifurto di farmaci tumorali Ritrovate alcune scatole
GROSSETO. Cambiano le cifre, non la sostanza, la dinamica e la gravità di quanto accaduto nella notte tra mercoledì e giovedì in via Genova, a Grosseto, nel mega deposito dell’Estar, l’ente...
GROSSETO. Cambiano le cifre, non la sostanza, la dinamica e la gravità di quanto accaduto nella notte tra mercoledì e giovedì in via Genova, a Grosseto, nel mega deposito dell’Estar, l’ente regionale di supporto tecnico-amministrativo all’azienda sanitaria.
Qui ignoti hanno rubato farmaci di diverse tipologie, in prevalenza antitumorali, per un valore di poco inferiore agli 800 mila euro – e non tre milioni come erroneamente emerso ieri nell’immediatezza della scoperta, quando ancora la stima del valore dei farmaci mancanti era approssimativa. Alcune scatole, che in un primo momento si ritenevano sottratte, erano state solo spostate. I carabinieri stanno verificando diverse piste. Nel frattempo hanno guardato i filmati delle telecamere presenti nella proprietà confinante e puntati sul campo di pannelli fotovoltaici della società Fluxinos. I ladri hanno creato un varco nella rete, sconfinando per pochi metri nella proprietà Mencarelli, poi hanno scavalcato un muro alto circa un metro e settanta, portando la refurtiva (diversi scatoloni) in un punto non visibile e più facilmente raggiungibile con un mezzo. Per non farsi vedere – durante la spaccata, compiuta esattamente laddove il sistema d’allarme interno crea una ridotta zona d’ombra – hanno disposto una pila di pancali l’uno sull’altro. Una sorta di barriera. Il vigilantes che ogni notte, nella zona di via Genova, controlla che tutto sia in ordine, nel corso delle sue visite non ha notato movimenti insoliti. Così come il signor Jacques Chafir, il proprietario del fabbricato, che abita a meno di cento metri dal modulo in cui è avvenuto il furto. Anche lui, che è rimasto alzato fino a mezzanotte, non ha sentito nulla. Alcuni dei farmaci rubati hanno bisogno di essere tenuti e trasportati a una certa temperatura, perché il rischio di compromissione è elevato. Anche per questa ragione si ritiene che il colpo sia stato messo a segno da professionisti, persone che non solo conoscevano quei magazzini, i luoghi circostanti, ma soprattutto la delicatezza e il valore della merce sottratta. (g. b.)
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