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L’Oasi di Burano compie 50 anni

di Ivana Agostini
L’Oasi di Burano compie 50 anni

Da riserva di caccia a paradiso di aironi e fenicotteri. Il racconto di Cianchi

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CAPALBIO. L’Oasi di Burano compie 50 anni. Siamo nel cuore della Maremma, a Capalbio, in una porzione di terra incontaminata dove regna il silenzio interrotto dal canto degli uccelli, dal loro battere di ali quando si posano sulle acque placide del Lago di Burano. Questo lago a cui fa da cornice la macchia mediterranea, un tempo, era una riserva di caccia. Poi è arrivato il Wwf e il suo destino è cambiato. L’Oasi si trova all’interno di un Sito d’Importanza Comunitaria. È anche una Zona di Protezione Speciale che si estende su un’area di 410 ettari.

L’Oasi Wwf del Lago di Burano è la prima delle oltre 100 Oasi dell’associazione. A giugno festeggerà mezzo secolo ma i festeggiamenti non saranno solo in corrispondenza del giorno della nascita istituzionale. La zona comprende un tratto intatto di costa con duna sabbiosa e macchia e un lago retrodunale salmastro dominato da una torre. L’anima dell’Oasi è Fabio Cianchi, coordinatore delle Oasi di Maremma. È Cianchi a raccontare al Tirreno cosa ha rappresentato e cosa rappresenta Burano. «Quando è nata l’Oasi – dice – in Italia c’erano solo i cinque parchi nazionali storici. Il termine di Oasi è stato coniato proprio dal Wwf, da Fulco Pratesi. Burano ha fatto scuola su tutto. Fino a quel momento, anche nelle Università, i ricercatori non avevano nessun posto dove andare. Burano è stato un luogo in cui gli studenti hanno potuto fare ricerca».

Nel tempo molte cose sono cambiate anche nel campo del settore del turismo accessibile. «A Burano abbiamo creato il primo percorso turistico per diversamente abili – dice Cianchi – Abbiamo vinto il premio internazionale per la fruizione dei nostri spazi, abbiamo inventato un modo diverso per fruire dell’Oasi: non i soliti cartelli stampati ma cartelli tridimensionali e interattivi. A Burano sono nati i giardini delle farfalle, delle dune, la prima sala di proiezione tridimensionale in Italia e molto altro».

Nelle parole di Cianchi c’è la passione di chi da anni vive e respira l’aria di quei luoghi. La sua frequentazione delle Oasi del Wwf inizia nel 1976 a Orbetello: si recò lì per conoscere gli animali perché a 18 anni voleva prendere il porto d’armi e andare a caccia. Poi il destino ha cambiato le cose: non prese mai in mano un fucile ma comprò una macchina fotografia con teleobiettivo e iniziò a fare foto naturalistiche. Nel 1989 quando il vecchio guardiano di Burano andò in pensione, Cianchi, diventato nel frattempo presidente della sezione locale del Wwf, si propose e venne accettato. Da allora sono passati 29 anni.

Burano ha avuto anche anni difficili. I peggiori a inizio degli anni’90 quando alcuni territori vicini all’Oasi divennero zona di caccia e solo grazie a un ricorso del Wwf tornarono protetti. «Burano – conclude Cianchi – è stato il primo esempio in cui un’associazione privata si è incontrata con dei proprietari terrieri (Terre di Sacra) che le hanno concesso la zona in affitto sottraendola ai cacciatori».

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