Il Tirreno

Grosseto

Donati alla città 67 capolavori

di Elisabetta Giorgi
Donati alla città 67 capolavori

Firma fatta: la collezione Luzzetti è diventata realtà

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GROSSETO. Non ha tradito la commozione, Gianfranco Luzzetti, mentre con gli occhi lucidi è entrato nella chiesa dei Bigi annunciando l’avvenuta donazione della sua collezione alla città di Grosseto, dopo 20 anni di tira e molla con le amministrazioni precedenti. Circondato da cittadini e stampa, «sono un po’ sotto pressione – ha confessato - Tra foto e filmati non ho più tante energie, ma posso dire che questo è un sogno diventa realtà. La mia donazione rappresenta un traguardo storico. Lo aspettavo da vent’anni. Un grazie al sindaco e al suo vice Agresti».

Dal notaio. Ieri la collezione Luzzetti è entrata far parte del patrimonio cittadino. L’atto è stato formalizzato nello studio notarile di Antonio e Filippo Abbate, a titolo gratuito Concluso il tutto l’antiquario ha raggiunto per una conferenza la chiesa dei Bigi, che sarà messa in comunicazione con il Polo delle Clarisse. Entrambi gli edifici ospiteranno la collezione, al primo piano. Secondo l’assessore alla cultura Luca Agresti, che ha avuto un ruolo di primo piano, «l’idea è quella di aprire entro fine anno». Le opere. In queste settimane la lista ufficiale delle opere è stata formalizzata nella casa fiorentina di Luzzetti, a Borgo San Jacopo. Contiene 67 opere di varia tipologia. Quadri, sculture, mobili, maioliche. Spiccano una scultura in legno intagliato con un San Giovanni della bottega di Donatello, la scultura preparatoria di un Ercole del Giambologna, una tavola con una “Madonna col bambino” del celebre Antonio Rossellino (metà del 1400). Dipinti di Matteo Bonechi (fiorentino del primo ‘700), anconette di Giovanni di Tano Fei, un trittico del ‘400 umbro marchigiano, sculture lignee del Beccafumi, una Resurrezione di Domenico Cresti detto il Passignano. Un tesoro straordinario.

Emozioni. Clima di grande entusiasmo, ieri nella chiesetta sconsacrata, dove Luzzetti si è seduto al centro del tavolo. Accanto era il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna che ha parlato per primo passando la parola agli altri: il vice Luca Agresti, Viola Lamioni (presidentessa della Fondazione Atlante), don Franco Cencioni (la Diocesi mette a disposizione l’ex chiesa dei Bigi), il presidente di Fondazione cultura Giovanni Tombari e suo fratello Umberto Tombari, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio. Il sindaco ha parlato di Luzzetti come di una «persona di grande cultura, sensibilità e generosità che ha fatto alla città un regalo incommensurabile. Il suo sogno si è trasformato in realtà, ora la città può vantare un grande patrimonio che la renderà una capitale mondiale dell’arte con incredibili ripercussioni nel turismo». Un grazie è andato alla squadra (vescovo, Curia e Diocesi; Fondazione cultura, Clarisse Arte, Mauro Papa, Cassa di Risparmio). «Ci ricorderemo del 18 maggio come di una data storica», ha osservato Agresti sottolineando la generosità del mecenate. La Fondazione Atlante ha svolto un ruolo cruciale ottenendo 450mila euro dalla Fondazione Cassa di risparmio (c’era Umberto Tombari), in partenariato con il Comune. «Dopo solo 1 anno dalla nostra nascita – ha detto Viola Lamioni con giusto orgolgio – non ci saremmo aspettati di concretizzare questo obiettivo: abbiamo presentato il progetto preliminare all’Ente cassa, saremo noi a gestire la stazione appaltante. Faremo sì che le opere di Luzzetti abbiano la valorizzazione che meritano». Altri 100mila euro statali sono stati ottenuti da Fondazione Grosseto cultura. Per Luzzetti la collezione «non dovrà essere un museo polveroso ma dinamico e aperto ai giovani, a borse di studio e scambi internazionali. La Chiesa dei Bigi, unica e pregevole testimonianza di arte barocca in città, tornerà a splendere con l’allestimento di pale e sculture antiche». Sempre il collezionista ha annunciato l’apertura di un conto corrente per aiutare la collezione a sostenersi. Don Franco ha aggiunto un tocco di meraviglia. «Avremo la felicità di contemplare quanto la gioia e il culto della bellezza ci regalano. Si diventa liberi se si amano il vero e il bello».



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